Bologna 3 dic.- La Corte di Assise di Bologna ha respinto l’istanza di uno sconto di pena avanzata da Fabio Savi, uno dei leader della Banda della Uno Bianca. Detenuto a Spoleto, Savi aveva chiesto, invocando vari principi di giurisprudenza, che gli venisse commutata la pena dall’ergastolo in 30 anni di reclusione.
La domanda di Savi, assistito dall’avvocato Ada Maria Barbanera, era stata discussa in un’udienza il 5 novembre. Rifacendosi alla sentenza ‘Scoppola’ della Corte Europea dei diritti dell’uomo e a pronunce di Corte costituzionale e Cassazione, aveva chiesto, in sostanza, il riconoscimento del diritto di usufruire, a posteriori, del rito abbreviato. Il procuratore aggiunto Valter Giovannini, intervenuto per la Procura, aveva chiesto a propria volta che la domanda venisse dichiarata inammissibile. Per i giudici (presidente Michele Leoni, giudice relatore Paola Passerone) pur reputando la domanda ammissibile, mancano i “presupposti operativi relativi al principio della retroattività e della ultrattività ‘in mitius”’, cioè di una pena più mite.
“Ci fa piacere che la magistratura abbia lavorato bene”. Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della Banda della Uno Bianca, commenta così con l’agenzia Ansa il rigetto della Corte di Assise di Bologna dell’istanza per uno sconto di pena a Fabio Savi. Zecchi tira un sospiro di sollievo: “Avevamo un po’ paura che questi assassini finissero fuori”.

