Niente luce in fondo al tunnel. L’economia ristagna in regione

Export

Al centro Maurizio Marchesini, all’estrema destra Maurizio Torreggiani

Bologna, 8 ott. –  A fare da traino per l’economia regionale si riconferma ancora una volta l’export, anche se il segno favorevole delle esportazioni non basta a compensare il crollo dei consumi interni. E, a dire la verità, anche le aziende che esportano (circa 25.000 in regione) hanno peggiorato le loro performance nel secondo trimestre del 2014. Se nei primi mesi dell’anno l’export aveva segnato un +5,9% rispetto allo stesso periodo del 2013, nel secondo trimestre il dato si attesta sul +3,2%. Ma, nonostante la frenata, l’Emilia-Romagna si posiziona comunque al di sopra della media nazionale per esportazioni.

Male come al solito, invece, il settore delle costruzioni, quello colpito maggiormente dalla crisi. Tengono anche nel secondo trimestre 2014 l’agroalimentare (+0,9%) e la meccanica (+1,3%). Mentre esce pesantemente ridimensionata la tenuta del comparto moda (-2,7%). Nessun miglioramento sul versante occupazione e, secondo i risultati dell’analisi congiunturale sull’andamento dell’economia regionale condotta da Confindustria e Unioncamere, il pil dell’Emilia-Romagna si attesterà sul +0% a fine anno. Mentre la crescita prevista per il 2015 è appena dello 0,1%.

“L’economia ristagna e non ha trovato lo slancio che ci aspettavamo”, commenta il numero uno di Confindustria Emilia-Romagna Maurizio Marchesini. Secondo il presidente dell’associazione di industriali, poi, l’unica soluzione per incentivare le imprese che ancora non lo fanno ad aggredire il mercato internazionale è convincerle a fare rete. Elemento fondamentale, questo, soprattutto per le imprese di piccole dimensioni che faticano maggiormente ad immettersi sul mercato estero.

Per quanto riguarda il credito la situazione rimane di stallo, ma il direttore regionale di Intesa San Paolo Adriano Maestri è ottimista. “Il credito è ancora fermo, ma confidiamo torni in positivo per far ripartire gli investimenti di imprese e famiglie”, afferma Maestri, che guarda di buon occhio le recenti strategie messe in campo dalla Banca centrale europea. In particolare l’immissione di nuova liquidità nelle casse delle banche (long term refinancing operations) e la svalutazione del costo dell’euro.

Giovanni Panebianco

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