Nidi e materne. Com’è andata a finire

20 set. –

Assessore Pillati,

sono qui a scriverLe testimone di toni calmi e con atteggiamento di incontro,non di scontro.  Mi chiamo Costanza Storaci, ho 34 anni e fino a poco tempo fa lavoravo per il Comune annualmente come operatore dei servizi scolastici. Non sono solo quello, mi sono laureata nel 2004 con 110/110 e Lode in una laurea triennale in Scienze dell’Educazione, e prima di lavorare per il Comune sono stata educatrice familiare, educatrice in un Piccolo Gruppo Educativo e nello stesso tempo-perché facevo due lavori per avere uno stipendio decente:maschera di cinema all’Uci, Promoter Sony, baby-sitter in nero, volantinaggio.

Ormai quattro anni fa iniziai a lavorare per il Comune, prima come educatrice di nido, poi come collaboratrice di Scuola dell’Infanzia. Arrivare a lavorare per il Comune per me era motivo d’orgoglio e di fierezza, portare una felpa col ”logo” del Comune di Bologna per me era un vanto per la sua storia, per le persone che ho incontrato e che ci lavorano, ma anche avere un contratto ”decente”, finalmente con dei diritti, un contratto ”normale” dove finalmente venivo trattata come una persona. Tutto questa sicurezza in più mi aveva portato a coltivare un sogno:ho radici anglo-italiane ed anglo-indiane,lavorando nella Scuola dell’Infanzia e vedendo le maestre all’opera ho, ribadisco, sognato che volevo diventare maestra  d’inglese nella scuola dell’infanzia.Mi sono riiscritta all’università, ho dato 16 esami, me ne mancano 14. Ma ad Aprile mi sono fermata.

La mia domanda interiore, da allora, è sempre stata: ”serviranno” le maestre a Bologna? Quale sarà il loro destino? Ha senso coltivare il sogno di diventare maestra in tempo di vincoli e tagli? Ho ricevuto da poco la notizia che, io che lavoravo come part-time in una scuola, non ci lavorerò più perché, in piena interposizione di manodopera, al mio posto è stato allungato di tre ore l’orario di lavoro della operatrice di Cooperativa. Assessore, se i toni si sono accesi, c’è un motivo, ed il motivo è che molte, come me, si sono sentite ”buttate via” nella loro professionalità. La invito ad ascoltarci, ma ascoltarci veramente. Ascoltare le nostre storie di piccole-grandi donne, precarie e non, che cercano di mandare avanti la baraccca, facendo questo con grande forza, dignità e coraggio. Proprio per placare i toni Le chiedo pubblicamente, sperando di avere una risposta da Lei e dalle altre persone coinvolte, di fare quello che il Comitato in difesa della scuola Pubblica chiama Conferenza Permanente per la Scuola, il mio partito, Sel, chiama Percorso Partecipato, Cgil chiama Stati generali: mettiamoci tutti quanti intorno ad un tavolo, politici, sindacati, lavoratori e cittadini e decidiamo insieme il destino dei nidi e della Scuola dell’Infanzia di Bologna da Settembre 2013, avendo come facilitatrice Marianella Sclavi. Sono convinta, da ex-lavoratrice, che si possa e si debba trovare una soluzione nonostante tutte le leggi e le normative nazionali ci possano essere contro.

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