Parma, 8 apr. – I 5.500 lavoratori di Nestlé Italia sono in stato di agitazione, con blocco delle flessibilità e degli straordinari e convocazione delle assemblee. I sindacati hanno reagito così alla proposta di riorganizzazione del lavoro negli stabilimenti di Perugia, Parma e Ferentino fatta dall’azienda al tavolo sul contratto integrativo. Per il coordinamento sindacale e per le segreterie nazionali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil è “impraticabile” l’idea della multinazionale di “trasformare il contratto di lavoro da tempo indeterminato e tempo pieno in altre forme contrattuali per centinaia di lavoratori”, perché “intaccherebbe i diritti dei singoli dal punto di vista del reddito e previdenziali”.
Nestlé motiva la necessità di contratti più flessibili con la stagionalità dei consumi dei suoi prodotti (gelati e cioccolatini). Ma da tempo i sindacati chiedono di separare il confronto sul rinnovo del contratto integrativo dalla discussione sulla riorganizzazione del lavoro.
L’azienda, invece, si è dichiarata indisponibile e ha deciso di proseguire il confronto a livello locale con i sindacati.
Parma avrebbe dovuto essere il “regional pool” in cui sperimentare e da cui lanciare i prodotti innovativi, ma così non è stato. L’ultima “ristrutturazione” è avvenuta nel 2008, quando lo stabilimento ha iniziato a produrre i gelati a marchio Antica gelateria del Corso. Oggi ci lavorano un centinaio di operai fissi e 80-100 stagionali, a cui si aggiungono circa 150 impiegati. I volumi produttivi, però, hanno continuato a ridursi, spiega il segretario locale di Flai Cgil Luca Ferrari. Solo l’anno scorso avrebbero dovuto produrre 12 milioni di litri di gelato, ma sono rimasti a 10 milioni e hanno dovuto coprire 4 settimane con la cassa integrazione.
Oggi è stato fissato un nuovo incontro con l’azienda sui volumi produttivi per il 2014, dopo che la stessa Nestlé aveva fatto saltare quello in programma per ieri, ricevendo come risposta due ore di sciopero per turno.


