Negata la residenza agli occupanti. Làbas: “Il Comune prenda posizione”

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Bologna, 2 lug. – “Il piano casa produce esclusione sociale. E l’articolo 5 è una misura repressiva“. Lo dice il collettivo Làbas che questa mattina ha fatto un blitz negli uffici della casa del Comune di Bologna, in Liber Paradisus. Striscioni, megafono, volantini e manifesti attaccati con il nastro adesivo nell’atrio al secondo piano che conduce allo Sportello per i servizi all’abitare del Comune. Il blitz, durato n tutto poco più di 30 minuti, è servito da cornice alla conferenza stampa con la quale il collettivo ha chiesto alla giunta del sindaco Virginio Merola di prendere posizione contro il piano casa del ministro Lupi divenuto legge lo scorso marzo.

“In base all’articolo 5 del piano Casa ci è stata negata la residenza nelle case che abbiamo occupato in via Borgolocchi” dice Stefano, attivista di Làbas. Le case in questione si trovano nell’area della caserma Masini, occupata dal collettivo legato al Centro sociale Tpo. Si tratta di 4 appartamenti in cui vivono in 13: 4 di loro il 5 giugno scorso hanno fatto richiesta di residenza. Il Comune ha risposto dopo un paio di settimane che non era possibile, proprio in virtù dell’articolo 5 del “D.L. 28 marzo 2014, n. 47 convertito in legge 14 maggio 2014“, concedere la residenza.

L’articolo 5 recita testualmente: “Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge”. E’ proprio questo articolo, che “lede un diritto fondamentale delle persone”, contro cui protestano gli attivisti.

“Noi chiediamo al Comune, agli assessori alla casa e al Welfare e al sindaco di prendere posizione” dicono dal megafono. Tirano per la giacca, senza pronunciarne i nomi, Riccardo Malagoli e Amelia Frascaroli, oltre al sindaco Virginio Merola. Il discorso degli attivisti di Làbas è questo: nelle scorse settimane l’amministrazione ha mostrato “simpatia” per il progetto di crowdhousing portato avanti dal collettivo negli spazi della caserma Masini e ora “non possono negarci un diritto importante come la residenza, da cui derivano tutta una serie di diritti, come quello al voto per le amministrative”. Chiedono chiarezza all’amministrazione con la quale dialogano da tempo: non è un mistero che della tante occupazioni cittadine quella di via Orfeo sia vista con minor diffidenza da palazzo d’Accursio. “Non ci hanno sgomberato ora non possono negarci dei diritti fondamentali” dicono dal collettivo, che accusa il Comune di “delazione” per il fatto che gli uffici comunali che hanno respinto le richieste di residenza hanno trasmesso l’atto alla Questura di Bologna “per gli adempimenti di competenza”. “E’ assurdo che gli stessi uffici che dovrebbero risolvere il problema (dell’abitare, ndr) denuncino chi, per ragioni di difficoltà, è costretto ad occupare”.

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