‘Ndrangheta nel bolognese, decapitata la cosca Bellocco

22 lug. – La Squadra Mobile di Bologna ha eseguito insieme a quella di Reggio Calabria, sei per fermi per associazione a delinquere di stampo mafioso e detenzione di armi clandestine nei confronti di elementi di vertice ed affiliati alla ‘ndrina di Bellocco di Rosarno (Rc).

I provvedimenti sono stati emessi dalla Dda di Bologna e Reggio Calabria. Tre di questi sono stati eseguiti a Granarolo dell’Emilia. E’ proprio in questo paese della provincia che si erano stabiliti alcuni Bellocco (gli altri tre a Rosarno).

Nel corso dell’operazione (durata circa un anno) erano già stati arrestati dalla Questura di Bologna, il 26 giugno scorso, il capocosca Carmelo Bellocco, 53 anni, e il figlio Umberto, 19enne. La Squadra mobile della Questura di Bologna ha messo gli occhi su di loro e li ha fermati prima che la cosca calabrese dei Bellocco si insediasse nel territorio di Bologna e la loro attività criminale si alzasse di livello. Ci stavano provando attraverso un’impresa presente al Caab, la “Veneta frutta“: l’amministratore, Rocco Gaetano Gallo, calabrese di 56 anni residente a Granarolo dell’Emilia, è tra le sei persone fermate stanotte.

E  proprio il Caab è stato teatro dello “sgarro” che ha rischiato di causare nuovi spargimenti di sangue: il 20 giugno un esponente di un’altra famiglia calabrese si è presentato a Bellocco e gli ha chiesto giustizia per omicidi di vent’anni fa, “osando” proporre lo scambio di una vita per un’altra. Un’offesa che ha scatenato l’ira dei Bellocco, tra i quali è subito partita la corsa alle armi per vendicarsi di chi aveva mancato di rispetto al capo. Il giorno dopo, tutti i leader della cosca sono arrivati a Granarolo per discutere insieme il da farsi. Ma la Polizia di Bologna li stava già monitorando e li ha fermati, arrestando a Granarolo anche la moglie di Bellocco e l’altro figlio Domenico, a Reggio Calabria il fratello del boss, un nipote e il figlio Umberto (che era ai domiciliari).

Per gli inquirenti bolognesi, con l’operazione “Vento del Nord” è la prima volta che una presenza di tipo mafioso sul territorio viene accertata con un’indagine partita a livello locale. “Stavolta – hanno sottolineato – siamo partiti dall’Emilia per arrivare a Reggio Calabria. Abbiamo fermato un fenomeno che può minare le fondamenta della convivenza sociale, abbiamo fermato questa metastasi prima che mettesse radici qui”.
Non ci sono al momento prove di estorsioni o altre attività criminose commesse a Bologna, ma per gli inquirenti è certo che la ‘ndrina avesse tutta l’intenzione di insediarsi qui. A Bologna, infatti, negli ultimi tempi si è verificata una “processione” di vittime di usura (da tutta Italia) che venivano a saldare i debiti con la cosca.

“Il Caab è estraneo a questa vicenda” ha assicurato ai nostri microcfoni il capo della squadra Mobile Fabio Bernardi.

gr0114

“Su Bologna alcuni dubitavano della presenza mafiosa” sottolinea Bernardi.

gr027

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.