28 feb. – Lungo 20 metri e alto 2 e mezzo, scoperto un mese fa, per caso, da Armando Sarti, il responsabile dell’Anpi Bologna. Un nuovo muro crivellato di colpi, un’ulteriore prova che le Caserme Rosse non furono semplicemente un centro di smistamento per i rastrellati dai fascisti e nazisti.
Tra militari e civili si stima che almento 35.000 persone furono trasferite negli edifici di via di Corticella, stipate in attesa di essere portate nei campi di concentramento o, come si pensa, uccise sul posto. Alle Caserme Rosse vennero deportate le persone che non vollero collaborare con i nazisti e i repubblichini, compresi i Carabinieri che a Roma si rifiutarono di rastrellare gli ebrei. Dopo l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Bologna per le fosse comuni, questa settimana Sarti incontrerà un funzionario per conferire insieme ad alcuni testimoni. Ieri, alla cerimonia annuale di commemorazione, centinaia di studenti hanno ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti e gli interventi, tra gli altri, del rabbino capo di Roma Riccardo Pacifici e del presidente del Quartiere Claudio Mazzanti.
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