9 giu. – “Nella copertina del nostro disco ci sono i monti Lessini“, ci hanno raccontato i veronesi Movimento Artistico Pesante, ma il legame tra il trio e i C+C=Maxigross finisce qua. Se questi ultimi, visti di recente al Primavera, sono legati al folk psichedelico, i richiami che si sentono nelle tracce del debutto “self titled” sono al post-rock, alle spigolosità chitarristiche di band come Jesus Lizard, fino a sfumature che echeggiano il jazz più libero e contaminato. “Tutto è nato da jam session”, hanno detto i nostri ospiti, “da cui estrapolavamo della parti”: ma i pezzi del disco sono nati da idee più precise. Ma il pensiero è comunque sempre alla forma canzone, per evitare “le pesantezze” che possono esserci nel repertorio di una band strumentale.
Ma nonostante i pezzi dei MAP non abbiano parole, e l’aggettivo presente nel nome della band, di pesantezza e noia non c’è traccia: le nove canzoni dell’album di debutto, uscito meno di un mese fa per Manzanilla Dischi, sono potenti e dirette, sfruttano bene i colori e i suoni del trio, come potete rendervi conto ascoltando lo showcase che Valentino Torresendi (chitarra, synth), Thomas Cordioli (batteria) e Gianmaria Gobbetti (synth, chitarra) hanno realizzato un paio di settimane fa a Maps, per quanto i brani siano stati riarrangiati per un contesto radiofonico.
Non abbiamo resistito e abbiamo chiesto anche a questa band strumentale il metodo che usa per dare i titoli ai pezzi: i ragazzi, a dire il vero, hanno minimizzato, ma si sono lasciati scappare che “Pezzo dei Queen” è una citazione del libro Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Abbiamo anche cercato di sapere qualcosa di più su “Van Basten”, il brano che chiude il disco e con cui il Movimento Artistico Pesante ci ha salutati, ma abbiamo scoperto poco. A noi e a voi non rimane altro che ascoltare questa nuova band, dalle idee (musicalmente) molto chiare ed efficaci.



