Bologna, 17 giu. – Nasce la Comunità Islamica di Bologna, il coordinamento delle associazioni e moschee musulmane della nostra città. La comunità islamica prova così a “voltare pagina”: conquista l’unità e mette in soffitta le divisioni con il resto della città, come successo sotto la giunta Cofferati col progetto della grande moschea.
Sono sette le realtà associate, con origini differenti: dai kosovari ai bangladesi, passando per il Maghreb. “Una realtà veramente multietnica”, spiega Yassine Lafram, presidente del Cib. L’idea è quella di presentarsi come un interlocutore credibile, un punto di riferimento, verso le istituzioni e la città. “In passato ci sono stati errori di comunicazione e malintesi, diffidenze, che hanno rovinato il rapporto con la città” spiega Lafram per il quale “Non è la nostra priorita’ costruire una nuova moschea. Abbiamo già i nostri luoghi di preghiera, non abbiamo bisogno di muri ma di integrare le persone”.
Al coordinamento aderiscono “le realtà già affermate. Non aderiscono le moschee che per il momento vivono situazioni di instabilità e le sale di preghiera aperte di recente. Ma tutti sono d’accordo sul Cib ed è previsto anche il loro ingresso in futuro”, assicura Lafram.
Yassine Lafram, 28 anni, di origine marocchina, è in Italia dal 1998 grazie al ricongiungimento familiare. Ha fatto gli studi superiori a Torino e dal 2005 è a Bologna, dove si è laureato in Lettere e filosofia. Al momento frequenta il corso di laurea magistrale all’Orientale di Napoli ed è sposato con una ragazza di Ferrara. “La città di Bologna mi ha dato molto- spiega- i bolognesi non sono razzisti e non discriminano. Certo, ci sono situazioni diverse che però sono
circoscritte. Ogni volta che abbiamo presentato un progetto, abbiamo sempre trovato porte spalancate”.

