30 ago. – Probabilmente è stata un’asfissia meccanica la causa della morte del ragazzo di 20 anni, deceduto lunedì sera nella struttura per malati psichiatrici “Casa Dolce”, a Casalecchio di Reno, dove viveva da alcuni anni. E’ il risultato dell’autopsia eseguita oggi pomeriggio dal medico legale Chiara Mazzacori, incaricata dalla Procura di Bologna. L’esame ha escluso che il ragazzo sia morto d’infarto e ha confermato che sul suo corpo non c’erano segni di violenze o percosse. Ora il pubblico ministero Giampiero Nascimbeni interrogherà i tre operatori socio-sanitari della Cooperativa Dolce, già indagati per omicidio colposo, per ricostruire con precisione in che modo hanno contenuto e immobilizzato il ragazzo dopo che era esploso in una crisi d’ira.
Il ventenne era sdraiato pancia a terra quando sul posto sono arrivati i Carabinieri e l’ambulanza, chiamati dalla struttura protetta. Bisognerà chiarire se sia stato schiacciato al suolo e il momento preciso in cui il ragazzo è morto.
Secondo la ricostruzione di quanto è accaduto la sera del 27 agosto fatta ai nostri microfoni dalla vicepresidente della Dolce Carla Ferrero, quando il ragazzo è morto, oltre a un’educatrice e tre operatori socio-sanitari, c’erano anche i Carabinieri e gli operatori del 118 (questi ultimi hanno poi chiamato un’auto medica). Fonti interne dei Carabinieri hanno ricostruito che al loro arrivo il ragazzo era già morto.
Secondo il consulente di parte degli indagati, l’autopsia di oggi ha rilevato un’asfissia generica e non meccanica, quindi non causata da un’eventuale costrizione del corpo ma da altre cause, come l’assunzione di medicinali, psicofarmaci o droghe. Lo ha fatto sapere l’avvocato dei tre indagati, Marco Capucci, secondo il quale serviranno ulteriori
accertamenti.

