31 ago. – La Cooperativa Dolce smentisce l’ipotesi fatta oggi dal Resto del Carlino sulla morte del ventenne all’interno della struttura “Casa Dolce”. Il quotidiano ha ipotizzato che un operatore si fosse seduto sulla schiena del ragazzo, provocandone così la morte per “asfissia meccanica“. Secondo la vicepresidente Carla Ferrero, nessuno degli operatori della cooperativa ha fatto pressione sulla schiena o sul torace del ragazzo sdraiato pancia a terra, ma solo su mani e piedi.
Ferrero spiega che lo prevede un “protocollo di buona prassi”, che gli operatori avrebbero seguito anche nel chiamare i Carabinieri e il 118. Ai nostri microfoni conferma anche che i Carabinieri e i sanitari sono arrivati quando il ragazzo era ancora vivo, smentendo la ricostruzione fatta dai militari.
Ascolta Carla Ferrero
Di sicuro il ragazzo è rimasto bloccato a terra per un periodo compreso fra i venti e i trenta minuti.
Le indagini della Procura di Bologna ora ripartono dai risultati dell’autopsia eseguita ieri, dai quali è emersa una probabile asfissia meccania (“generica”, secondo il consulente di parte dei tre operatori della Dolce, indagati per omicidio colposo).

