31 sett. – Ecchimosi sul dorso, non visibili dall’esterno, e ‘petecchie’ (un termine medico che indica una mini-emorragia cutanea) all’altezza dell’addome e sul cuore e sui polmoni. Un quadro che ha portato il medico legale della Procura, Chiara Mazzacori, a individuare l’asfissia meccanica come causa della morte e a ritenere plausibile un’azione di compressione esercitata sul corpo del ragazzo morto lunedì scorso nella struttura per malati psichici Casa Dolce, a Casalecchio. La posizione dei tre operatori indagati per omicidio colposo dunque si complica.
La morte per asfissia, infatti, potrebbe essere dipesa dalle manovre di ‘contenimento’ messe in atto dagli operatori. E il quadro dell’autopsia, per l’accusa, rende plausibile l’ipotesi che, nel tentativo di fermare il 20enne, qualcuno tra gli operatori possa averlo schiacciato con violenza al suolo, forse salendogli sul dorso.
La difesa degli operatori sosteneva ieri che il proprio consulente, Giuseppe Fortuni, era di diverso avviso e riteneva che l’asfissia meccanica fosse “da escludere”, propendendo invece per quella “generica”, a suo dire diversa e riconducibili a molti possibili fattori, tra cui i farmaci assunti. Fortuni però non ha partecipato all’autopsia (perche’ fuori Bologna), a cui era presente invece Patrizia Gubellini, la consulente nominata dalla madre del 20enne.
Ancora oggi la Cooperativa Dolce ripeteva che nessun operatore aveva “schiacciato” il torace del ragazzo al suolo, operando solo sui suoi arti.

