Morì dopo un anno di coma. Carabiniere indagato per omicidio

Bologna 10 lug- C’è un carabiniere, che nel 2011 era in servizio presso la compagnia Bologna Centro, che è stato iscritto dal pm Beatrice Ronchi nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio preterintenzionale. La vicenda è quella di un ragazzo tunisino che era arrivato in Italia, ad aprile 2011, ai tempi dell’emergenza Nord Africa per poi finire esanime sul selciato di via delle Moline la notte del 22 giugno dello stesso anno. Houssem El Haj rimase in coma poco più di un anno e morì il 17 agosto 2012. Il fratello Safaouane arrivò dalla Francia per stargli vicino, dormendo per strada e mangiando alle mense dei poveri. La storia di Houssem e Safaouane fu seguita da Piazza Grande e dal quotidiano L’Unità mentre le novità odierne sono state raccontate dall’edizione bolognese del Resto del Carlino.

ecco l’articolo di Piazza Grande dell’agosto 2011

CHIEDO GIUSTIZIA PER MIO FRATELLO

Due fratelli gemelli, due storie drammatiche. In mezzo un’aggressione avvenuta nel giugno dello scorso anno davanti a un locale in zona universitaria: una lite scoppiata per caso, parole forti, le mani che si alzano, forse anche qualche oggetto che vola, e un uomo con il cranio sfasciato che cade sull’asfalto. In coma. A sentire il racconto di Safouane c’è solo da rabbrividire. Il racconto di una notte violenta, finita nel peggiore dei modi: un testimone, che però al momento dell’aggressione era dentro il locale, è intervenuto soltanto a cose fatte, quando già Houssem era riverso sull’asfalto, stava male, perdeva sangue, c’era solo il tempo di chiamare l’ambulanza. Chi è stato a ridurlo così? Perché? Chi ha visto gli aggressori? Davvero erano due ragazzi e una ragazza italiana quelli che hanno sferrato quei colpi micidiali sul corpo del giovane tunisino? Lui, Houssem, 29 anni, manovale, non può più raccontarlo: da quella notte la sua vita è chiusa dentro un letto d’ospedale, in coma, alimentato da un sondino e con una calotta cranica artificiale. Ricoverato prima al Maggiore, poi a Montecatone, poi a Santa Viola, oggi di nuovo al Maggiore dove è ancora in coma mentre stiamo scrivendo. Il racconto dunque si sviluppa tutto sulle  parole di Safouane, suo fratello gemello, che dalla Francia dove aveva un lavoro come muratore, è tornato in Italia – dove non ha né una casa, né un lavoro – per assistere il fratello: “Dormo per strada, e tutti i giorni lo vado a trovare. Ma sono disperato, non so se e come Houssem uscirà dal coma, non so a chi chiedere aiuto – racconta Safouane che è seguito dal servizio mobile di Piazza Grande -. Cerco un lavoro, un lavoro qualunque, perché non posso tornare in Francia adesso: voglio e devo restare qui accanto a lui. La mia famiglia è in Tunisia, a Monastir, e io al momento ho un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Non so come fare: le notti le passo al binario 9, in stazione centrale; qualche volta al Sabatucci, mangio alla mensa della Caritas in via Santa Caterina. Sono distrutto”. Nel piccolo zaino che ha appoggiato per terra c’è tutta la sua roba. Nient’altro. Chiede giustizia, Safouane. Il suo appello – anche se la denuncia contro ignoti di fatto non è mai stata presentata –  è rivolto a tutta la città. A chi ha visto, quella notte del 22 giugno 2011 in via Delle Moline attorno alla mezzanotte, gli aggressori di suo fratello. Non cerca altro, solo giustizia dice lui quasi piangendo. Gli “avvocati di strada” stanno cercando di capire qualcosa di più, ma al momento non ci sono novità. Soltanto la nomina da parte del giudice di un amministratore di sostegno per Houssem e la speranza di vedere al più presto le carte visto che un’indagine – date le sue drammatiche condizioni di salute – sarebbe dovuta partire d’ufficio.    Mauro Sarti

ecco l’articolo de L’Unità del 25 Novembre 2012

Omicidio El Haj, ecco le carte. Picchiato un anno fa in centro, morto in agosto. I testi citano uno sconosciuto e un carabiniere

Nella notte a cavallo tra il 21 e il 22 giugno 2011, un tunisino di nome Houssem El Haj, arrivato da pochi giorni a Bologna, crolla al suolo privo di conoscenza in seguito ad una colluttazione avvenuta in via delle Moline. Trasportato d’urgenza al Maggiore entrerà subito in coma: 14 mesi di agonia alla fine dei quali, lo scorso 17 agosto, muore. Quella che ha visto protagonista Houssem è una vicenda non solo tristissima ma soprattutto contorta e ricca di stranezze: a cominciare da un anomalo silenzio come mai la notizia di un ragazzo al quale qualcuno ha sfasciato la testa in pieno centro universitario non filtra per un intero anno? – per finire con la mancata messa in sicurezza di alcune prove che avrebbero permesso agli inquirenti di venire a capo della matassa già a partire dalle ore successive alla rissa che ha provocato la morte del giovane: sul luogo, infatti, è presente una telecamera di sorveglianza ma agli atti non risulta nessun tipo di ricognizione fotografica, segno evidente che nessuno si è preoccupato di reperire per tempo (e quindi entro le 24 ore) le immagini che ritraevano il volto dell’assalitore di Houssem. Come se non bastasse, nel momento in cui l’Unità inizia ad occuparsi, lo scorso giugno, del caso El Haj, la vicenda è avvolta dalla nebbia anche da un punto di vista giudiziario. Tanto che, a luglio, il Procuratore Capo di Bologna, Roberto Alfonso, aprirà un fascicolo conoscitivo nel tentativo di capire che fine abbia fatto l’inchiesta sul pestaggio di via delle Moline. Un mese più tardi, per un gioco del destino nel giorno in cui Houssem spira, finalmente emerge che ad essere indagato per i fatti del 22 giugno 2011 è Aurelian Gheorghe Murgulet, un rumeno che di professione fa il buttafuori, accusato, per l’appunto, di aver sferrato il pugno mortale ai danni del ragazzo. Venerdì, tuttavia, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, Murgulet viene assolto per non aver commesso il fatto. Questo significa che ora l’inchiesta ripartirà da zero. O quasi. Perché grazie al fascicolo delle indagini difensive è possibile ottenere qualche elemento in più rispetto al passato. Maria, ucraina, all’epoca dei fatti faceva la cameriera al Bounty, che si affaccia su via delle Moline, e la sera del 21 giugno 2011 effettuava il servizio ai tavoli: «Vidi un marocchino che aveva toccato il sedere di una ragazza che poco prima si era baciata con un ragazzo che so essere un carabiniere (%%) Dopo ho visto che sono usciti fuori e li ho visti che si picchiavano. Ho visto che il marocchino ha dato un pugno al carabiniere che quindi ha perso l’equilibrio ed è caduto per terra, poi è arrivato un amico del carabiniere che ha dato un calcio in faccia al marocchino, che a quel punto è caduto per terra, pure lui, battendo la testa». Dello stesso Carabiniere (che quella sera però, in base a quanto riferiscono i presenti, non prestava servizio) parlano anche altri tre testimoni oculari. Tutte le versioni grosso modo coincidono: Houssem in un primo momento si trovava all’interno del locale con un amico, secondo tutti era visibilmente ubriaco. Avvicinandosi al bancone, il ragazzo avrebbe palpeggiato una giovane scatenando la reazione del carabiniere in borghese che l’accompagnava. Ne sarebbe seguito un acceso diverbio all’esterno del locale, in via delle Moline, dove Houssem avrebbe colpito l’uomo che tutti sanno essere un carabiniere (anche lui alticcio), facendolo rovinare sull’asfalto. A quel punto, in difesa del militare, sarebbero intervenuti alcuni amici: «All’improvviso un ragazzo che sembrava avere all’incirca 30 anni o poco più, tirava un calcio in bocca al magrebino», riferisce Costel. Si tratta di un ragazzo alto circa 1 metro e 80, corporatura robusta, rasato. «Inizialmente pensavo che questa persona fosse un carabiniere pure lui prosegue il testimone – motivo per cui non sono intervenuto». «Il calcio glielo ha dato alzando la gamba improvvisamente in direzione della bocca del marocchino», conferma un altro. Forse la verità su quella tragica sera è in queste carte. Giuliana Sias

Soprattutto, se non fosse riemersa attraverso le cronache, questa storia non avrebbe avuto nessun risvolto giudiziario. Al tempo venne indagato un buttafuori romeno del locale Bounty ma nel processo con rito abbreviato è stato assolto per non aver commesso il fatto. Da lì è ripartita l’indagine della Procura fino alla decisione del pm Beatrice Ronchi di iscrivere il carabiniere, citato da tre testimoni oculari, nel registro degli indagati. Sono ancora diversi gli aspetti da chiarire. La lite tra Houssem e il carabiniere è sicuramente iniziata dentro il locale ma si  poi trasferita fuori. I testi citano poi una terza persona intervenuta a fianco del carabiniere. Chi ha dato il colpo al giovane tunisino? “Noi come persona offesa e costituenda parte civile siamo in attesa e abbiamo piena fiducia nel lavoro di indagine della Procura”, ha detto l’avvocato Andrea Ronchi che assiste Safouane, il fratello di Houssem.

foto in home da Flickr di Matteo Pezzi

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