Moratoria di due anni sui permessi ai migranti delle zone terremotate

30 giu – Erano circa in cento, in buona parte migranti, le persone che alle 10.30 si sono trovate davanti alla Prefettura, per il presidio organizzato dal Coordinamento migranti. Lo scopo principale della protesta era quello di richiedere una moratoria urgente di due anni sui permessi di soggiorno nelle zone terremotate. I dati Istat rivelano che sono più di 320.000 i migranti che vivono nelle zone colpite dal sisma e che per i danni provocati dal terremoto rischiano di perdere la casa, il lavoro e anche il permesso di soggiorno.

Così, mentre i manifestanti presidiavano piazza Roosvelt, tra musica, cartelli e striscioni, una delegazione di cinque persone ha incontrato il Prefetto per esporre le richieste dei migranti, in grosse difficoltà per “una legge, la Bossi-Fini, che va cancellata ma anche per le male pratiche della Questura di Bologna”, ha detto Giorgio Grappi del Coordinamento migranti. Sotto accusa quindi anche la Questura che secondo Grappi, “interpreta la legge in modo ancora più restrittivo e adotta un comportamento che rende tutto più difficile.” Per verificare la situazione lavorativa del migrante che chiede il rinnovo del permesso di soggiorno, la Questura chiede l’estratto contributivo Inps, ma se il datore di lavoro non versa i contributi, al migrante viene di fatto negata la proroga del permesso di soggiorno.

Tra le richieste anche la concessione di permessi per la ricerca del lavoro di almeno un anno, e non di sei mesi, com’è prassi per la Questura bolognese. Secondo la legge il permesso rilasciato per attesa occupazione deve avere una validità non inferiore a sei mesi, ma non stabilisce i limiti di durata, che sono a discrezione della Pubblica Amministrazione. E anche il rinnovo del permesso di soggiorno indipendentemente dal reddito e dai periodi di disoccupazione, il rilascio del permesso CE (ex carta di soggiorno) a tutti i famigliari ricongiunti di chi ne è titolare, un permesso per i richiedenti asilo con l’autorizzazione al lavoro dopo 6 mesi dalla presentazione della domanda e la chiusura dei CIE. Le richieste sono state protocollate e saranno inviate al Governo.

Intanto tra striscioni e cartelli contro i “Cie”, la “Bossi-Fini” e il “Razzismo istituzionale”, Balotelli è diventato il simbolo dell’orgoglio dei migranti. “Quando Balotelli si è tolto la maglietta, l’altra sera, quello era anche il nostro urlo: basta sfruttamento e basta schiavitù” ha urlato al microfono un manifestante.

Ascolta Giorgio Grappi, del Coordinamento migrantiGiorgio Grappi audio post

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