Mons. Zuppi: “Se il pubblico funzionasse bene l’accoglienza non sarebbe un problema”

Bologna, 15 gen. – Bologna è “attraente, piena di incontri, di umanità” e accogliente nella descrizione che ne fa il vescovo Matteo Zuppi. Lo abbiamo incontrato nel suo studio in Curia una sera di gennaio, a poco più di due anni dal suo arrivo in città. Abbiamo parlato di immigrazione e di accoglienza, ma anche di paura e di politica.

Se la cosa pubblica funzionasse bene l’accoglienza non sarebbe un problema” dice Zuppi, portando ad esempio la gestione dell’edilizia pubblica dove, a causa dell’incuria e dell’abbandono, si lascia campo libero alla guerra tra poveri. “Non parlo di Bologna, ovviamente”, ci tiene a precisare. Da quando siede sullo scranno che fu di Petronio, Zuppi non ha mai dimenticato di richiamare i fedeli, ripetendo gli inviti del Papa, al dovere dell’accoglienza. E del dialogo con le altre confessioni e culture. Perché dice Zuppi, “il dialogo fa riscoprire la forza della propria identità“.

Non ha negato, Zuppi, che ci siano state delle difficoltà all’interno della Chiesa bolognese nella risposta agli inviti all’accoglienza. Nella giornata mondiale dei poveri, per esempio, solo 20 parrocchie su 90 risposero positivamente all’invito di Zuppi ad ospitare dei profughi. Sono le stesse difficoltà che affronta la comunità, non solo la Chiesa, di fronte ad un cambiamento epocale. Cambiamento che, secondo Zuppi, può anche produrre spaesamento ma che non deve tradursi in paura dell’altro e chiusura.

      Matteo Zuppi

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