Monari (PD): “I rendiconti sono le nostre mutande”

Bologna, 14 nov. – “L’incrocio dei dati, i rendiconti, sono le nostre mutande, è chiaro?”, diceva Marco Monari, allora capogruppo del Pd in consiglio regionale alla fine del settembre 2012. Era in corso una riunione dei capigruppo che informalmente parlavano tra loro.  Monari non sapeva di essere registrato. Ancora parole attribuite a Monari: “Quando loro hanno i rendiconti dei gruppi, questo lo dobbiamo sapere… quando ce li ha uno che capisce di quella roba lì, ha tutto”. La registrazione, nelle mani della magistratura, venne effettuata di nascosto dall’allora consigliere 5stelle Andrea De Franceschi. Le registrazioni sono in tutto tre, effettuate tra settembre e ottobre 2012. De Franceschi le ha consegnate alla Procura di Bologna il 28 maggio 2013.

Monari si sarebbe dimesso dal ruolo un anno più tardi, in seguito a notizie su alcune sue trasferte e cene di lusso a rimborso. Anche lui (come altri 40 consiglieri) ha da poco ricevuto l’avviso di fine indagine per peculato e gli sono contestate spese per 940mila euro, di cui oltre la metà per le consulenze del gruppo che presiedeva.

Ancora Monari: “Quindi non si può più fare. Tutto quello che è stato fatto finora è difficile da spiegare. Se vado da un consigliere e gli dico: con chi sei andato a mangiare una pizza? Quello mi risponde: fatti i c… tuoi, ma chi sei? Stalin?”.

“Noi alla Corte dei Conti gli stiamo dando non le chiavi di casa, ma la casa”. “Il fatto – proseguiva – è che nei rendiconti c’è tutto. Se uno ha fatto la seconda magistrale e mette due fogli contro il vetro vede gli incroci. Dobbiamo saperlo. Poi vedremo in futuro, porteremo le mutande in lavanderia“. In altri frangenti sembra riferirsi ad altri consiglieri: “Questi oltre a non fare nulla e a non capire nulla spendono anche un sacco di soldi”. Il singolo, spiegava “fa quello che vuole, però quello che poi fai per te, considerando lo stipendio che prendi, te lo puoi anche pagare di tasca tua, non importa che rompi i c… e mi aggiungi anche le pezze d’appoggio che continuo a pagare io”. In questo caso “la voce recitante (chi paga, ndr) sono gli emiliani, i padani, gli italiani…”. Come capogruppo “uno dovrebbe pagare solo cene dimostrate con le polaroid, per capire se sono istituzionali o c…ate. Altrimenti il magistrato ti inchioda. Io non posso sapere cosa fanno 25 consiglieri dalla mattina alla sera in giro per l’Emiia-Romagna, soprattutto non lo voglio sapere. Non so quanti Nanni ci sono qua dentro”, concludeva riferendosi a Paolo Nanni, consigliere Idv della precedente legislatura che ha patteggiato una condanna per peculato.

Sui giornalisti Monari aveva un giudizio preciso: ” se fossi Berlusconi con 5 reti andrei tutte le sere in tv a dire che quelli della carta stampata sono delle teste di c…”. E ancora: “Quelle teste di m... che sono qua sotto, che sono i servi della gleba di un’altra casta molto più potente della nostra, ma loro non lo sanno, sono pagati in nero, 8 euro a pezzo…darebbero via le chiappe pur di firmare perché pensano giustamente ad una prospettiva di carriera, sono giovani…e li strumentalizzano. Loro non capiscono”.

All’allora Presidente dell’Assemblea legislativa Matteo Richetti (pd) è attribuita l’osservazione: “la parte più critica delle spese l’abbiamo su questo: pranzi, cene e rimborsi chilometrici”.

In serata Monari ha affidato ad una nota le sue scuse ai giornalisti: “Chiedo scusa ai giornalisti per le frasi infelici a loro riferite: si è trattato di parole inqualificabilmente carpite in un contesto informale. Era un periodo di fortissima pressione emotiva; sono concetti che non penso, nè ho mai pensato, della categoria e dei professionisti con cui ho vissuto in rapporto per tanti mesi e per tanti anni”.

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