Il Pride riempie piazza Maggiore

9 giu. – Il corteo è partito da Porta Saragozza dietro la scritta: «Tutto comincia con l’orgoglio». Ha sfilato senza carri per le vie del centro, fino a piazza Maggiore, con la musica dal vivo delle bande.

Il percorso è stato rivisto dopo la scelta di sfilare senza camion, per devolvere le spese risparmiate alle popolazioni colpite dal terremoto dell’Emilia.

«Fate pure con comodo», ironizza Arcigay Bologna con uno striscione scritto rosa su bianco rivolto alla politica italiana, considerata incapace di stare al passo con la società, come ha spiegato il presidente nazionale di Arcigay Paolo Patanè al microfono del nostro inviato Riccardo Tagliati

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In piazza c’erano delegazioni locali dei partiti di centrosinistra, fra cui molti esponenti dell’Italia dei valori insieme al consigliere regionale Franco Grillini dell’Idv.

Al Pride è arrivato un messaggio del segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani: «Non è accettabile che in Italia non si sia ancora introdotta una legge che faccia uscire dal far west le convivenze stabili tra omosessuali, conferendo loro dignità sociale e presidio giuridico», scrive Bersani, che aggiunge alla lista delle cose da fare anche «una legge contro l’omofobia e la transfobia», «il divorzio breve», «il diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia» e «il testamento biologico».

Al corteo hanno partecipato anche famiglie “arcobaleno”, che rivendicano gli stessi diritti riconosciuti a quelle “tradizionali”. Elena, madre di un bambino di 4 mesi, racconta l’esperienza genitoriale che sta facendo con la sua compagna

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«Bologna, città delle libertà», è stato il saluto di Vladimir Luxuria dal palco di Piazza Maggiore, accolto da un’ovazione. Un’altra più grande è seguita quando la madrina del Pride ha detto: «Abbiamo riunciato ai carri. Ci sarebbe piaciuto se un tocco di sobrietà ci fosse stato anche alla cosiddetta festa della famiglia del Papa».

Il sindaco di Bologna Virginio Merola ha salutato dal palco i manifestanti, come fece Walter Vitali nel 1995, augurandosi che il Parlamento faccia una legge sulle unioni civili; ma ha raccolto gli appalusi più caldi quando ha auspicato «prima possibile» l’introduzione del matrimonio per le persone dello stesso sesso.

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