Miasmi sul Bfc: le imbarazzanti “amicizie” del signor Porcedda

17 dic. – Chi c’è dietro Porcedda? Se lo sono chiesti in tanti in queste settimane. Soprattutto se lo chiede il Procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini che ha raccolto la “confessione” di Porcedda sulla presunta truffa delle false fidejussioni.

A emergere è un mondo ambiguo, oscuro, sempre in bilico tra la truffa e il millantato credito, i cui ambiti spesso però sconfinano in ben altro: fanno capolino personaggi già finiti in inchieste giudiziarie (delitto di via Poma, affaire Telecom Serbia..), altri invece si qualificano come informatori e fiancheggiatori dei servizi (Sismi e Sisde), altri ancora fanno esplicito riferimento alla massoneria e al Grande Oriente d’Italia.

Sul settimanale Panorama, in edicola, oggi Giacomo Amadori mette insieme i fili dell’inchiesta condotta dalla Procura di Bologna. Tutto avrebbe inizio con la proposta fatta dal ds Carmine Longo a Sergio Porcedda di fare il colpo grosso: acquistare una società claudicante: il Bologna fc.
L’affare viene gestito coinvolgendo il “comune amico” Antonio Volpe, un faccendiere già arrestato per calunnia durante l’affaire Telecom Serbia: era l’uomo che sosteneva di avere le prove delle tangenti prese da Romani Prodi e Lamberto Dini. Volpe è stato vicepresidente della fantomatica “lega universale framassonica” e, sempre secondo Panorama,  millanta aderenze con i servizi segreti.

Attraverso Volpe si dipana la lunga vicenda della ricerca dei 15 milioni di liquidità per gestire il club, che porterà Porcedda in contatto con fantomatiche quanto improbabili finanziarie (“Midland Resorce Managenement”, “Bandenia banca”, “Moody’s Australia”) e ancor più ambigui personaggi. Alcuni, come Antonio Carbone e Renato Voller sono già venuti alla luce con la denuncia di Porcedda sulla false fideiussioni, altri sono ancora nell’ombra: si parla di un finanziere svizzero, un costruttore laziale e addirittura uno dei fondatori della “Accademia degli Illuminati”, setta esoterica fondata dall’ex gran maestro del Grande Oriente d’Italia Giuliano Di Bernardo.
Insomma dietro “all’improvvisato” Sergio Porcedda, l’uomo che ha ancora oggi in mano il club della città, sembra muoversi un  sottobosco dai contorni ambigui e, francamente, inquietanti. Una domanda sorge spontanea: perché la famiglia Menarini ha venduto il Bologna (gratis) a questa gente?

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