Le parole sono importanti e alle volte anche pericolose. Come clandestino, vu cumprà, nomade, zingaro, termini che hanno ormai assunto una connotazione negativa e razzista.
Per questo l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna ha deciso nei giorni scorsi di aderire all’unanimità alla campagna nazionale “Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)” lanciata dalle due agenzie giornalistiche “Dire” e “Redattore Sociale”.
La decisione, spiega l’Ordine emiliano-romagnolo, nasce da “un disagio diffuso nel mondo dei media” e dalla convinzione che “i mezzi di informazione rischiano purtroppo di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia”.
Il ruolo dell’Ordine sarà soprattutto di persuasione. L’enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e in genere ‘l’altro’; la ‘etnicizzazione’ dei reati e delle notizie; la drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori; l’uso di metafore discriminanti: sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’informazione distorta e xenofoba”. Di qui la scelta, “per contrastare questa deriva”, di mettere al bando negli articoli certe parole.
Ma se non clandestino, nomade, zingaro, quali allora? E’ Mauro Sarti di Redattore Sociale a spiegarcelo.

