5 giu. – Una crisi così non si è mai vista. Una crisi capace di causare “l’esplosione del tessuto industriale bolognese”. Una crisi che avrà un’onda lunga, lunga almeno un anno di sofferenza. Il segretario della Fim Cisl Marino Mazzini non usa mezze misure per descrivere la situazione delle aziende metalmeccaniche della provincia. I numeri non possono che confermare le sue parole.
Oltre 700 aziende sono in crisi (hanno fatto ricorso a qualche tipo di ammortizzatore sociale), per un totale di 30mila lavoratori coinvolti, il 40%. Da gennaio alla fine di aprile le ore di cassa integrazione autorizzate hanno avuto una crescita del 197%. Tra le imprese in difficoltà anche alcuni giganti del territorio, come la Arcotronics, la Fini Compressori, Motori Minarelli, Saurer, Gruppo Graziano.
“Le aziende più a rischio sono le piccole, le artigiane” – spiega Mazzini. Per i loro lavoratori gli ammortizzatori sociali sono limitati, esiste il fondo Eber, che però copre soltato 520 ore l’anno. Circa tre mesi.
Soltanto il ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga, concordati con la Regione Emilia-Romagna, sta placando quella che potrebbe essere un’emorragia devastante. Ma il problema è che per 16mila dei lavoratori più deboli, anche gli strumenti speciali potrebbero finire a settembre.
Il peggio l’hanno avuto finora i 1.300 lavoratori a termine o somministrati cui non è stato rinnovato il contratto. Per loro nemmeno gli ammortizzatori sociali. Sono stati semplicemente espulsi dal mercato del lavoro.
“La crisi sarà darwiniana” – conclude Mazzini. Sopravviveranno solo i più forti. “Quelli che continueranno a investire in sviluppo e ricerca per il prodotto” – aggiunge il segretario della Cisl bolognese Alessandro Alberani. Il problema è che non tutti hanno gli strumenti per farlo.
Il sindacato chiede alla Regione di continuare con gli ammortizzatori in deroga e di aggiungere agli aiuti fondi per la formazione. Alle associazioni datoriali, invece, chiedono di applicare accordi concordati per la gestione dei fondi anche per la ricerca e il trasferimento tecnologico.

