Ci sarà tempo e scorreranno fiumi di inchiostro per ragionare su chi ha vinto queste primarie, come si è vinto e se il candidato vincitore ne esca più forte di come ci è entrato.
Una cosa non può essere messa in discussione: le primarie vere (una volta tanto) hanno mosso una parte rilevante di persone a parteciparvi.
A dispetto di quanti ne chiedevano più o meno apertamente la messa in discussione.
Oggi non si può che ragionare di questo: dei 28.390 cittadini che a dispetto delle vagonate di scetticismo hanno fatto la loro scelta, fregandosone bellamente di coloro che dipingevano la competizione come una farsesca “polentata” che opponeva personaggi mediocri e inadeguati.
Geni non sono, ma non pare che fuori di li ne crescano come funghi…
Va poi analizzato il voto: Virginio Merola conserva il consenso che tradizionalmente viene portato in dote dal partito al candidato sindaco, aiutato anche dal traino che gli ha fatto il Cev durante tutta la campagna elettorale.
Sarebbe ingeneroso però non riconoscergli che ci ha messo del suo, facendo lievitare quei cinquemila sostenitori che lo avevano scelto nelle scorse primarie “farlocche”.
Anche Amelia Frascaroli, seppur sconfitta, ha molti motivi per rallegrarsi: il suo “tre per tre” ha funzionato davvero, ha più che triplicato le firme rastrellate a dicembre e, a conti fatti, prende quasi gli stessi voti ottenuti dal candidato blindato del partito nel 2008. Frascaroli ha “pescato” e coinvolto persone che seguono più un concetto, un’opinione rispetto a una indistinta appartenenza.
La dislocazione geografica del voto confermerebbe questa analisi: i tradizionali quartieri della cintura periferica, roccaforte del PD, hanno consegnato a Merola la vittoria. In centro storico, in Santo Stefano, Saragozza e alcune zone del Porto, le aree dove forse pesa di più il voto di opinione del ceto medio riflessivo, hanno votato Frascaroli.
Schiacciante poi il voto tra gli studenti fuorisede, dove la candidata civica stravince.
Ride anche Zacchiroli che autonominatosi candidato ottiene 1500 voti, un gradimento niente affatto scontato alla vigilia per un personaggio sostanzialmente sconosciuto i più.
Nel Pd può poi tirare un bel sospiro di sollievo Raffaele Donini: adesso saranno tutti a stringergli le mani, ma se avesse portato a casa pochi partecipanti, come molti pronosticavano e si auguravano, oggi sarebbe davanti al “plotone d’esecuzione”, pronto ad essere immolato da chi preferiva (e preferisce) la solita nomina d’ufficio all’ottimato di turno.
Domani, a bocce ferme, ci sarà modo per verificare i flussi e fare tutte le analisi del caso su queste primarie. Ma è già tempo di guardare avanti. E’ sbagliato pensare che il successo di partecipazione sia una cambiale in bianco nelle mani del candidato sindaco.
Merola ha inventato una bella definizione : “ricominciamo da tre”, non può accontentarsi dello slogan ora deve metterlo in pratica. Magari smettendo una buona volta i panni del piddino un po’ ribelle e aprendo (senza ironie e frasi fatte) veramente alla partecipazione, ai temi e alle proposte messi in campo dai suoi ex avversari.
Solo così potrà pensare di trascinare con lui nella corsa a Sindaco anche chi ha votato Frascaroli e Zac. Invece di guardare all’Udc, e di qua e di la, faccia veramente il triumvirato, stoppando da subito gli appetiti di partito per la spartizione delle poltrone.
Se avrà l’umiltà di capirlo farà un salto di qualità, se non avrà questa capacità di ascolto cullandosi sui trentamila voti alle primarie correrà veramente il rischio di perdere molta gente per strada.
Paolo Soglia


Lascia un commento