17 sett. – “Quando una famiglia è in difficoltà economiche il rapporto con i figli si allenta perché le problematiche quotidiane sono altre”. Per Sonia Bregoli, educatrice di strada che lavora con gli adolescenti del quartiere San Donato, ci potrebbe essere anche la crisi economica alla base delle tensioni che hanno portato allo scontro tra Bolobene e Bolofeccia.
Continua ad interrogarsi Bologna su quanto accaduto venerdì scorso ai Giardini Margherita, quando alcune centinaia di adolescenti, divisi in due fazioni, si sono dati appuntamenti sul web per “chiarire” una serie di insulti partiti dal web. Il Comune ha intenzione di proporre percorsi mirati alle famiglie e ai ragazzi coinvolti, come ci ha raccontato l’assessore all’Istruzione Marilena Pillati. “Questo episodio è la spia di un problema che dobbiamo affrontare in una logica più generale” ha detto l’assessore che sottolinea l’esigenza di “nuove azioni di prevenzione“.
Bregoli, che da quattro anni lavora quotidianamente con gli adolescenti che, stando alle autodefinizioni del web, sarebbero la Bolofeccia, è convinta che ai ragazzi manchi sempre di più il riferimento adulto. Famiglie assenti, incapaci forse proprio a causa della crisi di occuparsi di loro, vedono negli educatori il loro modello.
Secondo Asher Daniel Colombo, sociologo dell’Università di Bologna, la distinzione “di classe o di ceto” non sarebbe una “novità”, ma “un richiamo a categorie dimenticate”. “Opposizioni di questo tipo esistevano anche nel passato” dice Colombo. Le novità sarebbero però due: il fatto che la rissa sia nata su di un social network (che però non riguarda il contenuto, ma la forma), e il fatto che non fosse centrale la contrapposizione “etnica”, della cultura di provenienza.
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La foto è di Emanuele Rosso


