22 nov. – Sono un avvocato di Imola, un imprenditore pakistano e un ragioneiere che per anni ha lavorato in un Caf della stessa città. Sono agli arresti domiciliari accusati di aver creato una maxi truffa che sfruttava il bisogno degli stranieri di avere un permesso di soggiorno e si appoggiava a datori di lavoro compiacenti che venivano ricompensati con 1000 euro. L’inchiesta della procura di Bologna è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Rovigo, circa 200 le persone che hanno ottenuto i documenti pagando circa 5/7 mila euro. Sono 38 gli indagati a vario titolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso materiale ed ideologico in atto pubblico, false dichiarazioni a pubblico ufficiale, favoreggiamento personale.
L’inchiesta, denominata “Free pass”, nasce dopo un controllo fiscale in un laboratorio tessile di Occhiobello (Ro). Al lavoro c’erano tre operai cinesi che erano stati regolarizzati con la sanatoria 2009 per colf e badanti ma stavano svolgendo un altro tipo di lavoro. Dopo questa scoperta i finanzieri hanno allargato la rete dei controlli. Molti permessi di soggiorno erano stati ottenuti anche con l’ultimo decreto flussi 2010 quando la Gdf di Rovigo ha trovato una valanga di regolarizzazioni fatte partire dal computer dell’avvocato finito ai domiciliari (la procedura era tutta on line il click day: chi prima inviava la domanda aveva maggiori possibiluità per ottenere la regolarizzazione).
I nomi degli arrestati sono Maria Teresa Caputo, avvocato imolese di 47 anni, Giuseppe Monaco 60 anni per anni impiegato in un caf di Imola e M.R., imprenditore edile pakistano. Gli altri indagati sono i datori di lavoro compiacenti che non sono riusciti a riconoscere gli stranieri in foto.

