Bologna, 7 nov. – L’arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, non perde un’occasione per lanciare anatemi contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Oggi lo ha fatto dal palco del Centergross dove era stato invitato per un convegno sul capitale sociale. Il 111 esimo successore di San Petronio ha ragionato sulle cause che rischiano di erodere la società umana.
Primo imputato, l’individualismo, che secondo Caffarra è “radice di ogni atteggiamento distruttivo del capitale sociale, perchè rende impossibile il dinamismo che lo genera”, ovvero la “partecipazione”. Poi, come un disco rotto, Caffarra parte con l’anatema: “La demolizione dell’alfabeto maschile-femminile cambierà radicalmente l’assetto del sociale”. “Stiamo perdendo la possibilità di dire il sociale umano e quindi perfino di parlare di capitale sociale” dice Caffarra.
Secondo Caffarra “l’umanità della persona esiste sempre nella forma femminile e nella forma maschile. L’humanum è bi-forme” e in questo senso ha “un carattere relazionale: l’uomo maschio scopre se stesso in relazione alla donna e reciprocamente”. Ma questo non basta al capo della Chiesa bolognese. Poco dopo, infatti, il 119 esimo vescovo di Bologna, cita i Romani (“Prima societas in coniugo”) e Aristotele, “quando afferma che il matrimonio-famiglia è anteriore alla polis”. E non poteva mancare la citazione della Carta Costituzionale: “Verità espressa anche nella nostra Costituzione non si tratta di una priorità cronologica, ma di carattere archetipico: il sociale uomo-donna è l’archè e quindi il paradigma di ogni sociale umano”.
Che le posizioni di Caffarra siano tra le più conservatrici in seno alla Chiesa Cattolica è cosa nota: il vescovo bolognese è stato tra i più convinti oppositori delle aperture in tema di comunione ai divorziati durante l’ultimo sinodo straordinario sulla famiglia convocato a Roma da Papa Francesco ad inizio ottobre.


