Bologna, 15 nov. – Si sono presentati in 150 di fronte alla Prefettura di Bologna per difendere le trascrizioni sul registro comunale dei matrimoni gay contratti all’estero. Trascrizioni che il ministro dell’interno Alfano, tramite il prefetto, vuole annullare. Succede a Bologna così come in altre zone d’Italia. Nelle città dove i sindaci hanno “forzato la mano” e disposto il riconoscimento delle coppie gay sposate all’estero, il ministro Alfano è intervenuto con diffide e circolari, e a Udine le trascrizioni sono già state annullate da un funzionario nominato dalla locale Prefettura . Da qui la mobilitazione che ha portato sotto al Palazzo del Governo la comunità lgtbq bolognese e non solo, visto che delegazioni sono arrivate anche da Siena, da Verona e da Perugia.
Quando e se l’anunllamento delle trascrizioni arriverà anche a Bologna si annuncia “una guerra di carte bollate”, come ha detto il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani. Per intanto sotto la Prefettura i manifestanti hanno organizzato un presidio allegro, colorato e accompagnato dalla musica. Romani ha anche incalzato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Alfano sta provvedendo agli annullamenti – attacca il presidente di Arcigay – ma Alfano è un ministro del governo Renzi. Perché il premier non dice nulla? Perché non arriva una legge per il riconoscimento delle coppie gay? Sono state fatte tante promesse, per il momento però l’unica linea politica che si vede è quella di Alfano”.
“Non esiste circolare ministeriale, atto prefettizio o commissario nominato ad hoc che possa indurre al silenzio questa mobilitazione – recita un comunicato con primo firmatario il circolo Arcigay Il Cassero di Bologna – Perché l’amore è un diritto di tutte e tutti, non è più tollerabile uno Stato che discrimina le relazioni, voltando le spalle a un pezzo di Paese. Viviamo nella palude di un’ortodossia strisciante, imposta perentoriamente contro ogni percorso democratico e soprattutto contro il progresso di cui questo Paese ha bisogno”.
“Post-it” sui muri della Prefettura di Bologna, per chiedere di non annullare le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all’estero. Volantini con scritto “Se mi annulli non vale, perché sia riconosciuto il nostro amore, perché i diritti non siano abrogati, perché le promesse non bastano più, perché i diritti sono di tutti, perché voglio essere io a scegliere”. Quando prende il megafono Vincenzo Branà, presidente del circolo il Cassero dice: “Non si cancellano i diritti con un tratto di penna, perché dietro a quei nomi sul registro comunale ci sono delle persone. Vogliamo riprenderci i diritti che ci spettano nel lavoro, la sanità, il welfare, la scuola”. Poi, tutti insieme, i manifestanti hanno attaccano i volantini sul muro della Prefettura e cantato in coro la famosa canzone di Julio Iglesias “Se mi lasci non vale”, adattata in “Se mi annulli non vale”.
Presenti alla manifestazione anche esponenti della politica: i democratici Sergio Lo Giudice e Antonio Mumolo, Franco Grillini di Emilia-Romagna Civica, Lorenzo Alberghini dell’Altra Emilia-Romagna e Cathy La Torre di Sel.








