Matrimoni annullati: la beffa e il danno

18 ago. – All’ufficio anagrafe dall’8 agosto è stato superlavoro: è stato necessario spulciare le pubblicazioni e telefonare a tutti i promessi sposi non provenienti da uno stato comunitario. L’amministrazione, come stabilito dalla normativa voluta dal governo, doveva avvisare gli aspiranti sposi che per avere il via libera alla celebrazione del matrimonio occorreva presentarsi con il permesso di soggiorno. Altrimenti, reato di clandestinità in vigore, gli ufficiali giudiziari avrebbero dato il via al fermo, l’arresto, la detenzione in centro di identificazione ed espulsione, il trasferimento coatto nel paese d’origine. Le coppie che attendevano con ansia il momento di pronunciare il sì hanno visto infrangersi il sogno, appendendo il telefono. Solo a Bologna sono state decine le cerimonie annullate, mentre l’amministrazione prevede che, per le sole pubblicazioni già registrate, a saltare potrebbero essere una cinquantina di matrimoni.

Oltre all’impossibilità di sposarsi, però, queste coppie vivono nel terrore che entrambi, o uno dei due, possa subire l’espulsione. Come ha spiegato il presidente del Consiglio Comunale e principale cerimoniere di Palazzo D’Accursio, Maurizio Cevenini questa mattina ai nostri microfoni, il Comune è obbligato a trasmettere i nominativi e i dati di coloro che non si sono presentati alle nozze alla magistratura. Oltre al divieto, il danno.

mauriziocevenini

Una norma cui il Comune non si può sottrarre, e a cui Palazzo D’Accursio sta adempiendo. Cevenini ha sottolineato come i tempi di applicazione della norma (immediati, dall’8 agosto, data di pubblicazione in Gazzetta ufficiale) abbiano creato confusione sia per l’amministrazione sia per le persone in procinto di sposarsi.

Intanto, alcuni sperano di poter accedere al sospirato documento tramite la sanatoria per colf e badanti. Nonostante il Ministero abbia previsto l’inizio del procedimento per il primo settembre (lasciando nel limbo tra l’8 di agosto e settembre migliaia di persone), molte famiglie e lavoratrici si sono rivolte allo sportello immigrazione della Cgil per capire come muoversi. Per Roberto Morgantini le badanti da mettere in regola in città sono parecchie migliaia

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