Bologna, 5 ott. – “Siamo umani. Ricordiamo al mondo che queste atrocità devono finire. Forza!” E’ l’esortazione di Daniela Camilli, madre di Simone, il giornalista dell’Associated Press ucciso da una bomba a Gaza mentre “raccontava l’inferno della guerra”. La mamma di Simone parla poco dopo il marito Luigi, sindaco di Pitigliano, dal palco delle celebrazioni del 70 esimo anniversario della strage di Marzabotto.
Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 i nazisti della 16 esima divisione corazzata accompagnati dai fascisti massacrarono 770 persone nei casolari e nei borghi adagiati sulle colline attorno a Monte Sole, tra i fiumi Setta e Reno. Il più vile sterminio di popolo, come lo definì Salvatore Quasimodo, non fu una rappresaglia, ma un piano lucido, studiato a tavolino, per colpire i partigiani e la popolazione che, volente o nolente, dava loro supporto. 770 vittime, in larga parte civili, chiamate “martiri” dai cattolici e “caduti” dai politici: persone comuni, giovani donne, vecchi, bambini, uomini che la mano dell’uomo ha violentato, torturato e ucciso.
Dopo 70 anni da quegli eccidi, dopo tre processi che hanno condannato i colpevoli, la gente di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi ha ricordato la strage, parlando e riflettendo del presente, delle guerre presenti.
“In giro c’è ancora troppo fascismo” ha detto il presidente nazionale dell’Anpi Carlo Smuraglia ricordando i successi elettorali dell’estrema destra in Europa e la presenza dei neo nazisti nel nuovo governo filo europeo dell’Ucraina.
Per il governo Renzi, dopo il forfait di Federica Mogherini che ha inviato un saluto, ha parlato il ministro Gianluca Galletti. Dal palco il responsabile dell’Ambiente ha ricordato “l’ignominia degli italiani che aiutarono i fascisti nella strage”, paragonandola agli occidentali, “cresciuti tra noi”, che ora combattono nelle fila dell’Isis in Iraq e in Siria.
Quando la vicesindaco di Marzabotto, Valentina Cuppi, ha letto il messaggio di Mogherini, e poco dopo, quando ha preso la parola Galletti, due fischi sono partiti dalla folla, subito silenziati dalla gente attorno: “Rispettate i nostri morti” hanno detto in diversi all’indirizzo dei fischiatori.
Sotto al palco molti i gonfaloni, tante le fasce tricolori si sindaci e assessori e le bandiere delle diverse sezioni Anpi. Pochi, sempre meno, i cittadini comuni: sengo che 70 anni, in Italia, son un tempo troppo lungo per la memoria.



