Martedì è morto un ciclista

Rocco Castagnoli aveva 25 anni. E’ morto a Bologna mentre si muoveva in bicicletta. Bologna non è diversa: è come la maggioranza delle città italiane: un luogo insicuro per chi si muove indifeso. Bologna è come l’Italia: non ha cura  di ciclisti e pedoni.

L’Italia ha il primato europeo di incidenti nelle aree urbane e di incidenti che coinvolgono l’utenza debole, non solo pedoni e ciclisti ma anche bambini e anziani. Bologna è come l’Italia: un luogo dove gli incidenti stradali continuano a essere percepiti come fatalità per nascondere la gestione dissennata di questo tema.

Ecco che, a guardarla bene, la sicurezza stradale, non è solo una delle tragedie italiane e bolognesi, ma anche feritoia attraverso cui osservare la rottamazione nell’opinione pubblica del principio etico dell’integrità fisica, dell’incolumità del cittadino.

Il rapporto completo degli incidenti stradali a Bologna del 2009 lo si trova sul sito del Comune. Si tratta di dati che mostrano in modo inequivocabile il prezzo pagato da pedoni e ciclisti.  E’ un dato che pesa come un macigno: a fronte di 24 morti complessivi ci sono 9 pedoni, 7 ciclisti, 6 motociclisti. Rimangono due automobilisti.

Il dato lampante è che questo territorio, per ciclisti e pedoni è insicuro e tocca alle istituzioni metterlo in sicurezza… al Sindaco e all’assessore al traffico quando ci sono, altrimenti al Commissario.

Ma siamo lontani. Troppo.

Perché lontani dalla politica vera. Come sostiene infatti l’antropologa inglese Mary Douglas, la valutazione del rischio deve essere politica perché politiche in quanto collettive sono le conseguenze.
Il punto vero è infatti l’accettabilità del rischio, più che la sua stessa probabilità (che rimane, in questo caso, comunque elevatissima). L’accettabilità del rischio non è un fatto solo tecnico, di destrezza o di risposte private. Attiene la sostenibilità sociale oltre che economica e etica di un territorio.  E’ un fatto che riguarda la polis. Tutti noi.

Meglio: tutti coloro che intendono porsi come soggetti del cambiamento.

Un cambiamento che a Bologna potrebbe passare anche attraverso la lente della sicurezza stradale per esprimere anche su questo piano un’altra idea di città. Perché  non servono investimenti da “grandi opere” , serve una grande idea di città. Serve ritornare ai fondamentali e ripensarla a misura d’uomo e non più di auto.  Per renderla più sicura davvero.

Con  una vera rete di piste ciclabili (non con pallidi simulacri), di cui l’anello sui viali sarebbe  un importante tassello, ma soprattutto con interventi di moderazione del traffico e della velocità ( pedonalizzazioni, rispetto dei limiti, attraversamenti rialzati…), con un piano vero della mobilità ciclistica e investimenti in un ufficio dedicato alla mobilità sostenibile di cui si sa, pedoni e ciclisti sono due assi portanti.

Ma anche due fragili e  fondamentali vessilli piantati su un territorio che da troppi anni aspetta di essere liberato.

Bibì Bellini
(I like bike)

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