6 mag. – Contro di noi “fascisti rossi” così il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha commentato la presenza in piazza dei collettivi studenteschi che contestavano il suo arrivo a Bologna e sono stati protagonisti di tafferugli in centro. Maroni è venuto a supportare il candidato di Lega Nord e Pdl Manes Bernardini e l’argomento su cui più si è puntato è stata la sicurezza. Concetto declinato in salsa leghista ovviamente, e il ministro ha citato l’esempio della sua città natale, Varese. “Una città dove polizia, carabinieri e presidi ospedalieri riescono a collaborare assieme”, ha detto Maroni proponendo anche per Bologna un “Patto Bologna sicura“.
E sui collettivi, che nei giorni scorsi hanno hanno invitato Maroni a non recarsi in città, Maroni ha avuto parole durissime. “Quelli che non ci vogliono fare parlare e minacciano violenza mi ricordano le squadracce fasciste. Sono – ha continuato Maroni – fascisti rossi“. E poi ha rincarato la dose: “Quelli che minacciano devono essere fermati. Si chiama prevenzione – ha detto Maroni – la sinistra a Bologna ha fallito, questo brucia e sta creando violenza”.
Manes Bernardini dal canto suo ha citato più volte la vicenda Delbono. “La diga dei voti del centro sinistra è caduta”, ha detto il candidato leghista che ha ricordato, come primo argomento contro il democratico e suo avversario politco Merola, la vicenda moschea. “E’ stato Merola – ha ricordato Bernardini – a voler costruire la moschea più grande d’Europa con annesso minareto”.
Il leghista si è poi dichiarato certo di vincere già al primo turno. E così anche Maroni che ha ricordato la vittoria della Lega nel comune di Varese nel ’92. “In due anni – ha detto Maroni – siamo passati dal 9 al 46%”.

