Mancano 35 milioni per il bilancio

Bologna, 17 mar. – Tra tagli e mancati rimborsi il buco che dev’essere riempito per chiudere il bilancio 2014 comincia a sembrare un cratere: 35 milioni di euro.

“Tagli palesi e tagli occulti” li chiama la vicesindaca con delega al bilancio Silvia Giannini. In quella cifra ci sono i 17 milioni della differenza tra Imu e Tasi, attesi a breve col decreto di ripartizione dei 625 milioni stanziati dal Governo in favore dei Comuni. Nell’altra metà la fetta più grossa (una decina di milioni di euro) manca dalle multe, per effetto dello sconto del 30% sulle sanzioni se pagate entro cinque giorni. “E’ un giochino con cui il Governo si è fatto bello sulle spalle dei Comuni”, attacca Giannini oggi in commissione Bilancio.

Gli uffici di Palazzo D’Accursio devono poi fare i conti con i tagli 2012 decisi dal Governo Monti (una cifra che si aggira tra i 2,5 e i tre milioni di euro) e con il mancato rimborso da parte dello Stato centrale delle spese sostenute per le sedi giudiziarie: l’anno scorso a bilancio furono scritti otto milioni di euro, quest’anno forse ne arriverà la metà. “Nel 2012 ci hanno rimborsato il 40% della spesa sostenuta nel 2011- si scalda la vicesindaco- e nel 2013 hanno dato zero. C’e’ un impegno del Governo a stanziare 157 milioni su due anni, ma sono pochi se si considera che i Comuni spendono in media 300 milioni all’anno. Per questo alcuni Comuni hanno deciso di fare causa, come Lecce, e anche noi stiamo pensando ad alcune azioni da intraprendere”.

A conti fatti, dunque, per fare il bilancio 2014 ad oggi mancano quattro milioni per le sedi giudiziarie, tre milioni per i tagli 2012, circa 10 milioni dalle multe e i 17 del decreto Imu-Tasi: la somma sfiora i 35 milioni di euro. “Per noi il problema più grosso non è il Patto di stabilità, non abbiamo pregressi: il problema è proprio avere le risorse”. Tra l’altro, sottolinea la vicesindaco, “tutta la spesa che era comprimibile l’abbiamo compressa, abbiamo raschiato il fondo del barile: in tre anni abbiamo tagliato il 20%”.  A questo punto comprimere la spesa significa intervenire sui
servizi: ad esempio, non aggiustare più i marciapiedi o non garantire più i posti a scuola per i bambini. E’ una discussione sui grandi comparti di spesa e sull’organizzazione dei servizi che si può fare fin da subito e che spero i consiglieri facciano, tenendo presente che noi i bambini li vogliamo mandare a scuola tutti”.

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