
Bologna, 31 gen. – “Stamattina il Reno tracima nella cassa d’espansione di Boschetto a Sala Bolognese (sopra in foto, ndr). Una valvola di sfogo di 4 milioni di metri cubi, purtroppo l’unica ad oggi pienamente funzionante nel sistema Reno-Samoggia”. E’ il messaggio postato su facebook dell’assessore all’ambiente della Provincia di Bologna, Emanuele Burgin. Per Burgin l’area del bolognese interessata dal fiume Reno è “vulnerabile“. Non nel caso specifico, perché la piena è ormai passata e comunque è stata gestita attraverso l’unica cassa di espansione esistente in zona, quella di Sala Bolognese. “Altrimente avremmo avuto già la campagna sommersa dall’acqua”, specifica Burgin.
In caso di precipitazioni più forti però, racconta l’assessore, il territorio sarebbe certamente vulnerabile. “Nel 1996 fu progettato un sistema di casse d’espansione utile in caso di fortissime precipitazioni, 20 anni dopo molte non sono state nemmeno realizzate. C’è ancora molto da fare, e quello che c’è non basta. Perfettamente finita e funzionante di cassa d’espansione ce n’è solo una”. Domanda: è sufficiente la sola cassa d’espansione di Boschetto? “Certamente non basta. La piena che vediamo oggi sulla base dei dati storici dovrebbe arrivare ogni 20 anni, ma il cambiamento climatico ha messo tutto in discussione”. Il sistema delle casse d’espansione, secondo il piano redatto negli anni 90, dovrebbe essere in grado di gestire 35 milioni di metri cubi d’acqua. “Ad oggi arriamo alla metà. Ci sentiamo vulnerabili, non possiamo stare tranquilli con una situazione del genere”.
Sulla questione “nutrie”, diventate oggetto di discussione nel modenese dopo che l’Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po) le ha additate, assieme ai tassi, come responsabili del cedimento dei argini del fiume Secchia, Burgin rassicura: “Nel bolognese c’è un piano di abbattimento delle nutrie e la manutenzione viene fatta. Se qualcuno dà la colpa alle nutrie dovrebbe prima guardarsi allo specchio”, conclude Burgin.

