6 mag.- Il sovraffollamento carecerario continua a fare discutere. Mentre nel governo si litiga sul disegno di legge Alfano, il presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna, Franco Maisto, fa appello agli enti locali perché aiutino il tribunale a lavorare più velocemente e consentire così l’applicazione di pene alternative.
Non usa mezzi termini Maisto. Va all’attacco di tutti i soggetti secondo lui coinvolti: dal governo che emana leggi che ostacolano l’applicazione delle misure, al ministero che obbliga il tribunale a lavorare con 2 magistrati invece di 4, agli enti locali che non collaborano per snellire il lavoro del tribunale. Proprio Maisto era stato accusato di essere il responsabile del calo della concessione di pene alternative.
In altre città, come Milano, la provincia ha fatto una convenzione per cedere parte del suo personale amministrativo al tribunale di Sorveglianza, che può lavorare così a pieno ritmo e svolgere tutte le pratiche che precedono la messa in libertà di un detenuto. Ma questo a Bologna non accade, e Maisto si chiede: “Siamo sicuri che si fa tutto il possibile per applicare le misure alternative?”.
Intanto dal Presidente del tribunale arriva anche una dura critica al ddl Alfano, un progetto definito “insufficiente, lento e rischioso“. Ad oggi, dei 1200 detenuti della Dozza solo 161 potrebbero beneficiarne e trascorrere l’ultimo anno di detenzione ai domiciliari. Maisto lascia intendere che per come è fatta la legge il provvedimento potrebbe svuotarsi di fatto: vista la carenza di personale, i tempi che ci vogliono per sbrigare le pratiche sarebbero così lunghi da ridurre notevolmente lo “sconto” di pena dietro le sbarre.

