17 dic. – “Vi posso dire che trovo maggiore difficoltà qui a fare le indagini antimafia, è più facile farle a Palermo…” Sono le parole del procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso che ha partecipato questa mattina alla presentazione, nella sede dell’assemblea legislativa regionale, del rapporto curato da Libera Informazione sulla presenza della criminalità organizzata in Emilia Romagna. Secondo il procuratore Alfonso, quello che bisogna imparare in queste terre è “cogliere i segnali“.
Dal rapporto emerge chiaramente che le mafie hanno messo salde radici in regione. Le famiglie affiliate a Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta hanno trovato nella prosperità e nella ricchezza dell’Emilia Romagna un luogo in cui insediare le proprie attività. Anche se non si può parlare di colonizzazione, per dare un’idea della vastità del fenomeno basta citare alcune cifre riportate nel rapporto: 8500 i commercianti vittime di usura e 2000 quelli colpiti dall’estorsione.
Il rapporto, voluto fortemente dal presidente dell’assemblea legislativa, Matteo Richetti, non è però solo un cahier de doleances. Trovano spazio, infatti, anche le “buone prassi” che le istituzioni e le comunità possono mettere in campo, e in alcuni casi hanno già attivato, per evitare che si arrivi davvero alla colonizzazione della Regione.

