MafiaCapitale. Legacoop Bologna: “Controlli incrociati, ci tuteleremo da subito”

Bologna 5 dic.- “Questa vicenda genera un danno d’immagine e anche economico enorme alla cooperazione. E’ necessario mettere in atto tutte le azioni di autotutela”. Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, scende in campo con decisione dopo le notizie che provengono da Roma e dall’inchiesta giudiziaria ormai conosciuta come Mafia Capitale. Ieri l’Alleanza delle Cooperative dell’Emilia Romagna ha diffuso una nota nella quale scarica l’operato di Salvatore Buzzi della coop 29giugno, dominus del’inchiesta e braccio destro, nelle attività illecite, dell’ex nar Massimo Carminati. Le coop annunciano che nel futuro processo si costituiranno parte civile.

Ghedini è stata nostra ospite questa mattina a Sulla bocca di tutti. Ma, come si fanno a riconoscere i segnali che fanno capire che una cooperativa sta mettendo in atto comportamenti illeciti? La coop 29 giugno di Buzzi, pur grande per numero di dipendenti, negli ultimi aveva raggiunto i 15,3 milioni di euro. “Il dato della patrimonializzazione in sè non è negativo – dice Ghedini – bisogna metterlo in correlazione con altri come si fa in sede di revisione cooperativa. Le centrali cooperative indagano i bilanci in sussidiarietà col ministero delle attività produttive ma i dati di bilancio presi da soli non sono sufficienti”. Ghedini parla anche dei codici etici adottati da Legacoop negli ultimi anni “ma non tutte le cooperative li hanno adottati”. “C’è un’altra prassi volontaria che è l’adeguamento delle proprie strutture alle norme della legge 381 sulla responsabilità degli amministratori. Ma non c’è uno strumento che da solo possa funzionare come strumento di prevenzione. Si tratta come nella società di intrecciare strumenti diversi”.

      ghedini

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