Ma che carne di cavallo è?

Si allarga a macchia d’olio lo scandalo della carne di cavallo contenuta in alcuni alimenti (ritirati in Italia i Ravioli di Brasato e  Tortellini di Carne Buitoni) senza essere segnalata in etichetta. La  Commissione Europea il 13 febbraio scorso ha invitato  tutti gli Stati membri ad eseguire test del DNA nei prodotti alimentari che contengono carne bovina. In particolare in Italia sono stati già attivati l’Istituto Zooprofilattico di Torino e di Napoli.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Alimentare, sono 50 i prodotti al momento ritirati dal mercato europeo perché sospettati di contenere carne di cavallo non segnalata.

Ma perché mettere per esempio nei tortellini una parte di carne di cavallo invece di quella di manzo se la prima è più pregiata e costa di più? A Km0, trasmissione green di Radio Città del Capo, abbiamo sentito Roberto La Pira, direttore de Il Fatto Alimentare, che formula un’ipotesi. Potrebbe essere utilizzata carne di cavalli da corsa arrivati a fine carriera: ” il problema è che la carne di cavallo potrebbe contenere residui di farmaci vietati negli alimenti come il fenilbutazone, residui di antibiotici e di altre sostanze che non devono essere presenti nel cibo e nella catena alimentare…”

Ascolta La Pira: LaPira_carnecavallo_200213

Ma quali possono essere gli strumenti di controllo e monitoraggio per permettere al consumatore di acquistare prodotti certificati?

Fabrizio Piva, amministratore delegato di CCPB, ente di certificazione biologico, ci ha parlato di una piattaforma informatica internazionale, lanciata nei giorni scorsi da FederBio ed altre tra le principali imprese italiane del settore, per migliorare la tracciabilità dei prodotti biologici.

Ascolta Piva: Piva_ccpb_200213

 

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