6 sett. – Accanto alla Cgil, oggi hanno sfilato e scioperato anche i sindacati di base. Il loro corteo è partito attorno alle 9 e 30 da Piazza XX settembre e, come annunciato, ha toccato tutti i punti “caldi” che per l’Usb simboleggiano in qualche modo la crisi economica. E quindi il consolato greco, la sede di Confindustria, la Prefettura. Rispettivamente vittime (la Grecia, messa in ginocchio dal crack finanziario mondiale) e responsabili della disastrosa situazione finanziaria italiana (Confindustria e Governo).
In testa al serpentone hanno sfilato i lavoratori delle cooperative sociali, in particolare quelli della Geco, senza stipendio da quattro mesi. Con loro gli addetti dei servizi scolastici, con lo striscione: “Altro che spezzatino, ci fanno a polpette”.
Poi i lavoratori comunali che invocavano: “Ridateci almeno le mutande”, le dade dei “nidi comunali in lutto”, gli attivisti di Asia che hanno denunciato la “truffa dell’housing sociale”, il coordinamento migranti, il comitato per l’acqua bene comune, i lavoratori del trasporto pubblico contrari alle privatizzazioni e alcune delegazioni da Piacenza, Parma, Modena e Ferrara. In fondo gli anarchici dell’Usi, con lo striscione nero: “Loro le forbici, noi il sasso”.
Una corteo “via crisis“, come l’ha chiamato il leader bolognese di Usb Massimo Betti, che ha anche portato al lancio di un paio di grossi petardi di fronte alla sede d ella Banca d’Italia in via Cavour e all’affissione di uno striscione davanti alla cattedrale di San Pietro: “Chiesa: paga l’Ici”
“Dico a politici e istituzioni che vogliono metterci sotto il tappeto che non si può più fare – avvisa Betti – Comune e Regione aprano un confronto con questo popolo, anche se non è il loro popolo. Noi siamo gli indignati”. Il corteo, 1500 persone in tutto, si è concluso con un comizio in Piazza San Francesco.

