Ludopatie. A Bologna 5 su 10 mila soffrono di “Gap”

Bologna, 8 nov. – A Bologna soffrono di gioco d’azzardo patologico (Gap) 5 persone ogni 10.000 residenti. Lo dice il responsabile dell’Osservatorio epidemiologico sulle dipendenze patologiche dell’Ausl di Bologna Raimondo Pavarin, che stima 133 persone in città e 350 in tutta la provincia, elaborando i dati di accesso ai Sert e agli ospedali dell’area metropolitana tra il 2000 e il 2012. Durante il primo incontro del percorso di informazione sul gioco d’azzardo per operatori e associazioni di categoria, organizzato oggi da Comune di Bologna, Regione, Arci e Libera, Pavarin è entrato in polemica con il giornalista Daniele Poto, che ha curato per Libera il dossier “Azzardopoli”.

Ecco il panorama sulla diffusione del gioco d’azzardo in Italia tracciato da Poto

Secondo Pavarin, il Gap “è un grosso problema sociale”, oltretutto in crescita, ma “il rischio in questi casi è di esagerare: certe cifre vanno ridimensionate. Se ci fossero davvero un milione di malati, verremmo rapinati ogni giorno”. Il riferimento è alle 500-800 persone che soffrono di ludopatie di cui ha parlato Poto citando i dati di Cnr ed Eurispes, che porta a valutare una fascia a rischio di due milioni di persone. “Per ogni malato, ogni sette vengono toccati dal problema – spiega Poto – quindi parliamo di 5,6 milioni di persone che hanno a che fare col Gap, circa un italiano su dieci”.
Stando ai dati dell’Osservatorio, al 30 settembre 2013 i Sert dell’Ausl di Bologna avevano accolto 58 persone con disturbo di gioco d’azzardo patologico (sono state 45 in tutto il 2012), di cui 38 nuovi casi (65,5%). L’età media si è alzata: dai 47 anni del 2012 ai 50 del 2013. Inoltre il 57% sono lavoratori, il 12% disoccupati e il 22% pensionati. Pavarin sottolinea però “il basso numero di ricoveri ospedalieri e di prese in carico al Sert, confermato dalle dimensioni del bacino di utenza, dove si stima un numero elevato di soggetti con problemi specifici che non si rivolgono ai servizi”.
Secondo il responsabile dell’Osservatorio dipendenze, dunque, “gli utenti dei servizi non sembrano rappresentativi della
popolazione che soffre di Gap, ma solo di una parte, cioè quelli più gravi e con altri tipi di disturbi concomitanti”.

Secondo la psicologa del Sert Bologna Est Mirella Felice, intervenuta all’inocntro di oggi, serve prima di tutto “un ambulatorio unico“, slegato dalla presa in carico dei tossicodipendenti. Ma soprattutto serve “una rete di intervento più ampio”, perché coloro che si rivolgono ai servizi di recupero “sono già in una situazione disperata” e almeno la metà di loro “ha idee di suicidio“.

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