Bologna, 17 nov. – Rivoluzione in vista per la scuola primaria Longhena, fiore all’occhiello dell’istruzione bolognese e istituto storicamente aperta a tutta la città. Per usare le parole dei genitori che hanno scelto via Casaglia per i loro bimbi, si tratta della “scuola più bella del mondo”, immersa nel verde dei colli e conosciuta per le sue lezioni all’aperto.
Una “scuola di città” che fino ad oggi ha tenuto le porte aperte a tutta Bologna, riservando la metà de posti ai residenti del quartiere Saragozza, e l’altra metà ai bimbi di tutta Bologna. Ora le cose potrebbero cambiare: l’idea maturata negli uffici dell’assessore Pillati è quella di modificare verso l’alto la percentuale dei posti riservata ai residenti nell’appena creato quartiere Porto-Saragozza. Per ora si tratta di un’idea sul tavolo di Pillati, ma l’operazione dovrebbe concretizzarsi a brevissimo. “Non esiste ancora nessun atto della Giunta e non sono state fissate le percentuali – ha dichiarato a Radio Città del Capo l’assessore Pillati – noi abbiamo solo fatto una fotografia della realtà. Nella scuola Longhena l’80% dei bambini viene dal quartiere Porto-Saragozza. Anche in passato, prima della fusione, la maggioranza delle domande fuori quartiere proveniva dal Porto, sarebbe assurdo oggi ignorare che quel territorio è parte integrante del nuovo quartiere”.
Già nel 2014, quando 15 bimbi del quartiere Saragozza rimasero fuori dalle Longhena, l’assessore Pillati si scagliò contro la ripartizione 50-50. “Il Consiglio d’Istituto – diceva due anni fa Pillati – ha stabilito di fissare autonomamente e rigidamente una percentuale massima riservata ai bambini residenti nel Quartiere Saragozza pari al 50%. Ho chiarito, in una nota successiva inviata alla stessa dirigente, che si tratta di una decisione grave, che invade le competenze dell’Amministrazione Comunale in materia di programmazione territoriale dell’ offerta formativa e che contraddice esplicitamente quanto contenuto nella Delibera di Giunta del 2009, che il Consiglio di Istituto stesso richiama nella sua deliberazione, in tal modo basandosi su presupposti errati”.


