Bologna, 11 dic. – Gli attacchi dei falchi renziani al nuovo esecutivo provinciale Pd di Raffaele Donini rischiano di indebolire il cambiamento, ma soprattutto di mettere i bastoni tra le ruote ai colleghi di corrente che lavorano a stretto contatto con il segretario bolognese. Ne è convinto Marco Lombardo, renziano, da poco nominato Responsabile programma con delega alla Formazione e alle Relazioni internazionali.
Gli attacchi di alcuni renziani a Donini hanno molto il sapore di uno scontro tutto interno ai rottamatori, tra fedelissimi della prima ora e neo convertiti, tra innovatori e vendicatori, tra chi vuole mettersi a lavorare per il bene del partito e chi ha desiderio di chiudere delle partite aperte nel passato. E in tutto questo chi rischia di farne le spese è proprio il partito.
Ieri alcuni ultrà renziani avevano accusato Donini di aver fatto un esecutivo con dentro troppi cuperliani. Un esecutivo, insomma, che non terrebbe conto del dato emerso dalle primarie pd di domenica scorsa. Durissimo il commento di Emanuele Burgin, renziano entusiasta oltre che assessore provinciale, che ha parlato di “gigantesca palla di naftalina” e di segreteria fatta attraverso una “rigorosa applicazione del manuale Cencelli”. Più dura un’altra fan renziana, la cattolica Raffaella Santi Casali: “A Bologna ha vinto ancora la ditta”. C’era anche chi, come Piergiorgio Licciardello, aveva detto: “Mai più la follia di fare i congressi locali prima del nazionale”.
Oggi a suonare la carica è Andrea De Pasquale che chiede a Donini discontinuità, stop alla sudditanza alla regione e dal punto di vista tematico, una posizione netta contro il Passante nord.
Da queste dichiarazioni emerge una voglia di “prendersi tutto” e anche di rivincita nei confronti dell’establishment cuperliano. E’ qui che interviene Lombardo, già responsabile comunicazione nella scorsa segreteria Donini: “Io i falchi, le colombe e i gufi li lascerei alle altre parti. Mi concentrerei sul lavoro da fare, perché non abbiamo più tempo”.


