“Lo chiamavano Tex”

Cosa sono stati per Bologna gli anni guidati da Sergio Cofferati? Chi è veramente l’ex leader Cgil e futuro eurodeputato? Dai tre milioni del Circo Massimo, allo strappo di Aprile (il Correntone a sinistra nei Ds) fino a diventare il sindaco/sceriffo del capoluogo emiliano. Un percorso tortuoso, per alcuni ambiguo e ancora indecifrabile.


Tre giornalisti bolognesi – Mirco Billi dell’ Agenzia Dire, Andrea Bonzi dell’Unità e Olivio Romanini del Corriere di Bologna – hanno deciso di mettere nero su bianco il Cofferati sindaco di Bologna. E così è nato il libro “Lo chiamavano Tex” (edizioni Minerva).

Pensato come un piccolo dizionarietto, con le ventuno voci-chiave che hanno contrassegnato i suoi ultimi 5 anni, i tre cronisti spaziano dal primo Cofferati ( all’insegna della legalità più ferrea) al passaggio successivo ( che anticipa la vocazione maggioritaria del Pd realizzata da Walter Veltroni)  ino a salutare i bolognesi per motivi, come lui ha sempre motivati, famigliari.

Un uomo che ha combattuto più battaglie politiche che amministrative, promettendo rivoluzioni che hanno lasciato spesso spazio a blande trattative. Un uomo che troppo poco ha amato Bologna e che, appena ha potuto, se n’è andato. Così scrivono Billi, Bonzi e Romanini: “O l’arrivo di Edoardo ha completamente trasformato il Cinese al punto da fargli perdere qualunque interesse per la sua attività politica e istituzionale, oppure “la famiglia” è stata il paravento dietro il quale nascondere la fine di un amore, forse mai sbocciato, per la città. ”

“Ha sempre tirato dritto, ma non è mai andato fino in fondo” sostiene uno degli autori, Andrea Bonzi.

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Cofferati e la comunicazione. Cortocircuiti nei cinque anni bolognesi raccontati sempre da Bonzi.

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Ordinanze e divieti. Che fine hanno fatto? Ce lo racconta Mirco Billi.

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