Bologna, 3 mar. – Gli ispettori del lavoro hanno dato ragione a Juri, uno dei tanti tirocinanti passati dal Mc Donald’s tra via Ugo Bassi e via Indipendenza, a Bologna. Assistito dalla Cgil il 22enne si era rivolto la scorsa estate all’ispettorato. Oggi la decisione: l’azienda sarà obbligata al versamento dei contributi come se fosse stato un dipendente. “Lavoravo assieme ai miei colleghi, a volte di più. Mi occupavo della cassa e delle pulizie dei bagni e della sala – spiega Juri, licenziato lo scorso 31 luglio dopo nove mesi di tirocinio – eppure essendo inquadrato come tirocinante venivo pagato anche duecento euro in meno ogni mese”. Una vittoria, ma Juri non si accontenta della decisione dell’ispettorato e annuncia di voler fare causa al Mc Donald’s bolognese. “Bene i contributi, ma ora mi devono dare tutti i soldi che mancano per fare 9 mesi veri di lavoro, e non di tirocinio”.
Juri era stato assunto il 15 ottobre 2013 da Bologna family restaurant, azienda che gestisce in franchising il ristorante Mc Donald’s a Bologna tra via Ugo Bassi e via Indipendenza. Per lui un contratto di tirocinio della durata di un anno che prevedeva un orario di lavoro pari a 30 ore settimanali per sei giorni, e uno stipendio di 500 euro al mese. Il rapporto di lavoro è stato interrotto il 31 luglio 2014. “Senza particolari spiegazioni”, aggiunge la Cgil.
“Non basta il versamento dei contributi – dice Gaia Stanzani, funzionaria Filcams – ora agiremo perché al ragazzo venga riconosciuta anche la differenza retributiva, e per far sì che il tirocinio non venga più utilizzato come tipologia di contratto per coprire in realtà posti di lavoro da addetti banconieri fast food”. Nel frattempo, il lavoratore ha trovato un impiego altrove.

