23 gen. – L’inchiesta “Black Monkey” sulla cosca creata da Nicola “Rocco” Femia è partita due anni fa, quando un operaio di origine marocchina residente a Bologna ha denunciato di essere stato sequestrato a scopo di estorsione. Da lì è partita l’individuazione di un’organizzazione che diffondeva e gestiva il gioco legale, online e attraverso slot machine. Nei mesi si è delineata una vera e propria cosca, capeggiata da un pregiudicato di origine calabrese che si era trasferito in provincia di Ravenna, a Sant’Agata, dove aveva l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Da qui aveva creato un’organizzazione nella quale aveva dato ruoli di rilievo ai figli Guendalina e Rocco Maria. Nel corso di 274 intercettazioni di utenze telefoniche e telematiche sono emersi anche altri episodi di estorsione, ricatto e minacce e contatti tra i Femia, la camorra e la mafia.
Mentre era agli arresti nell’ambito di un procedimento penale per traffico internazionale di stupefacenti, alcuni suoi affiliati hanno compiuto l’estorsione con sequestro che ha fatto muovere l’indagine dei finanzieri del Comando provinciale di Bologna, coordinati dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia.
Ascolta il colonnello Piero Iovino, comandante del nucelo di polizia tributaria di Bolognapiero iovino sito_130123
Fra le sale gioco sequestrate ce ne sono anche due a Bologna. Le operazioni della GdF saranno in corso per tutta la giornata in 12 regioni italiane e 24 province, per fare 150 perquisizioni, sequestrare 1.500 schede contraffatte e beni per un valore stimato in 90 milioni di euro (fra questi 170 immobili, molti autoveicoli, rapporti bancari e quote societarie).
Oltre a “Rocco” Femia, portato questa mattina nel carcere di Parma dai finanzieri bolognesi, sono state arrestate altre 28 persone, di cui 17 condotte in carcere; fra queste ultime, ci sono anche un ex poliziotto di Reggio Calabria, un ex finanziere e un altro che era ancora in servizio a Lugo (Ravenna). Secondo le indagini è coinvolta anche un’impiegata della Cassazione a Roma, la cui abitazione è stata perquisita stamattina alla presenza del Procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso.
La cosca decapitata oggi aveva creato un sistema di diffusione e gestione del gioco illegale online, basato sulla creazione di una ventina di siti web all’estero (soprattutto in Romania e Gran Bretagna), per aggirare le concessioni previste dalla legislazione italiana; uno di questi siti nel giro di 7 mesi ha accumulato 40 milioni di euro di giocate. Modificavano anche le schede delle slot machine che controllavano sul territorio nazionale.
Le società e i beni avevano intestazioni fittizie, per nascondere il patrimonio accumulato da Femia e per evitare che gli vennissero applicate le misure di prevenzione patrimoniale.
Nella conferenza stampa fatta oggi a Bologna gli inquirenti hanno detto che sono ancora in corso approfondimenti.

