Per il momento siamo nel campo delle ipotesi, robe sussurrate a fil di voce.
Questi i fatti: a Roma stiamo assistendo a una vicenda sempre più delirante: va in scena il suicidio politico preventivo del Pdl locale che non è riuscito a presentare in tempo la lista per la provincia di Roma.
Oggi la notizia choc per il centrodestra è l’esclusione di Renata Polverini: l’ufficio elettorale della Corte d’Appello non ha ammesso alle elezioni regionali del Lazio il listino collegato alla candidata del centrodestra. Quindi, allo stato attuale, la Polverini non risulta più candidata alla presidenza della regione Lazio.
Il Pdl nazionale è in fibrillazione, si tengono continui incontri e tra rimpalli di responsabilità e studio dei ricorsi si pensa anche all’extrema ratio: una leggina per rimettere le cose a posto a tempo di record. E qui casca l’asino: l’ipotesi di “sanare” per via amministrativa i casini romani è possibile solo con un accordo con le opposizioni, in primis il PD.
Ora: è ancora fresca la memoria del garzone di bottega Fabrizio Cicchitto mandato solo poche settimane orsono dal padrone della “drogheria” di Palazzo Chigi a dettar la linea : “si vota tra un anno” – disse l’esponente azzurro, facendo cambiar parere in un minuto al centrodestra locale – “Siccome Delbono non si è dimesso in tempo non è che le elezioni le facciamo quando lo dice il Pd. Quindi si segue la legge, vale per Bologna come è valso per tutte le città italiane”.
ipse dixit… d’altronde quando c’è di mezzo la Legge con la “L” maiuscola, si sa, nel Pdl ogni altra considerazione viene messa da parte. Senonché ecco saltar fuori il pasticciaccio brutto di Roma con l’uomo del Pdl che rimane un’ora oltre il consentito fuori dal tribunale a rifare la lista, e poi ecco l’ulteriore carico da 11: l’esclusione del listino della Polverini e quindi del candidato stesso.
Apriti cielo: nessuno ne ha ancora parlato, ma molti lo stanno pensando e forse qualcuno a bassa voce e di nascosto lo sta già proponendo: “se voi ci fate passare la lista Pdl in Lazio noi vi facciamo votare a Bologna quando volete voi…”
Fantapolitica? Nemmeno per sogno: in un paese allo sbando, senza più uno straccio di regola, con istituzioni vacillanti e una classe politica sempre più cialtrona e impresentabile, la tentazione della scorciatoia, dell’accordo sottobanco, è qualcosa di più di una mera illazione.
E sarebbe una vera e propria sciagura se qualche orecchio del centrosinistra, ormai abituato al linguaggio volgare dell’inciucio, vi prestasse ascolto. Già ha sollevato obiezioni da più parti un terzo mandato per Formigoni ed Errani possibile solo in virtù dell’assenza di una specifica legge locale a cui rimanderebbe la normativa nazionale.
Cedere alla tentazione di uno scambio ignobile di questo tipo significherebbe perdere l’ormai residua fiducia di un elettorato di sinistra sempre più distante e nauseato da questi giochetti di palazzo.
Paolo Soglia


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