Licenziata per la malattia del figlio

5 ago. – Martedì scorso doveva essere una giornata di lavoro come un altro per Paola Verini, impiegata alla Fondazione Aldini Valeriani. Invece è stata convocata in ufficio dal direttore e le è stata consegnata una lettera di licenziamento, con effetto immediato. Motivo: “La riorganizzazione, che si rende indispensabile per dare continuità alle attività della FAV, non permette una Sua costruttiva collaborazione con il personale, anche a causa della eccessiva morbilità che già abbiamo contestato nel recente passato”. L’ “eccessiva morbilità” sono le assenze per malattia, contestate dall’azienda. “Ma la lavoratrice ha semplicemente usufruito di un suo diritto, non superando affatto il limite imposto dalla legge e dal contratto” – ha spiegato Luigi Marinelli del sindacato Usb. In un anno le assenze per malattia ammontano a 18 giorni per la lavoratrice e 40 giorni per la malattia del figlio, che ha due anni e mezzo. Una cifra “in linea con i livelli usuali per chi ha bimbi piccoli” – ha affermato Marinelli; inoltre l’astensione prevista per i figli fino a tre anni è illimitata a seguito della presentazione di certificato del pediatra e non grava sulle casse dell’azienda perché non è retribuita. Non si tratterebbe dunque assolutamente di licenziamento per giustificato motivo come scrive la Fondazione nella lettera. Fin dal ritorno dalla maternità Paola Verini ha riferito di demansionamenti, episodi di mobbing e di clima teso. Secondo il sindacato è ulteriormente grave che la lettera di licenziamento sia stata firmata da Pompilia Pepe, direttore della FAV e dirigente del settore istruzione del Comune. La lavoratrice si appella al Commissario affinché faccia chiarezza. Il licenziamento è stato impugnato ed è stato richiesto il reintegro.
La direttrice di FAV Cinzia Sassi non ha voluto commentare.

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