16 gen. – L’ex sindaco di Parma Pietro Vignali e il potente capogruppo Pdl in Regione, Luigi Villani, vice presidente di Iren, sono da stamattina agli arresti domiciliari. I provvedimenti della Procura di Parma riguardano anche l’ex presidente di Stt (società capofila delle partecipate del Comune di Parma) Andrea Costa e Angelo Buzzi, presidente di Iren Emilia spa ed editore di Polis Quotidiano.
L’ipotesi di reato è peculato e corruzione: secondo degli inquirenti i soldi delle aziende partecipate sarebbero serviti a pagare la campagna elettorale che nel 2007 portò Vignali alla guida della città e in seguito per sostenere le spese necessarie alla “cura maniacale” dell’immagine del primo cittadino. “Un sistema di potere” finalizzato ad ottenere vantaggi privati, pagato con denaro pubblico: questo è stato secondo il procuratore capo di Parma, Gerardo Laguardia, il sistema messo in piedi da Vignali e Villani.
“Public Money” è il nome dell’operazione che ha condotto agli arresti di oggi e che vede indagate 17 persone. Le fiamme gialle hanno sequestrato ai quattro arresti un patrimonio, di beni mobili ed immobili, per un valore complessivo di 3,5 milioni di euro.
Campagna elettorale 2007. Attraverso un giro di false fatture per servizi di manutenzione del verde pubblico, le partecipate Stt e Enia (ora Iren) avrebbero pagato il conto (in totale 600mila euro) per le spese di manifesti e “santini” elettorali in favore di Vignali. I soldi pssavano attraverso Student Work Service, la società partecipata del Comune che era diventata una sorta di “forziere o bancomat del sindaco”. La Sws è quella società che, prima di assumere una persona, chiedeva di compilare un questionario in cui, tra le altre cose, veniva chiesto quali fossero le opinioni politiche. Durante la conferenza stampa è emerso che gli addetti Sws incaricati, nel 2006, della consegna ai cittadini del materiale necessario per la raccolta porta a porta dei rifiuti erano stati formati per fare una sorta di sondaggio tra la popolazione per valutare il gradimento dell’allora assessore all’ambiente, quel Vignali che nel giro di qualche mese si sarebbe candidato alla guida della città.
La cura dell’immagine. Per migliorare la propria immagine e per garantirsi una rielezione, durante il proprio mandato Vignali ha chiesto consulenze a pagamento al noto comunicatore Klaus Davi. Anche in questo caso i conti sarebbero ricaduti sulle partecipate. “Il Papa“, come chiamavano Vignali alcuni degli intercettati, teneva così tanto alla propria immagine tanto che il procuratore Laguardia ha parlato di “cura maniacale”.
Il controllo della stampa. Secondo le accuse degli inquirenti, l’editore Buzzi sarebbe stato premiato per aver cambiato il direttore di Polis Quotidiano, la testata giornalistica invisa a Vignali. Sostituito il direttore e ammorbidita la linea del giornale, Bussi avrebbe ricevuto in cambio un posto nel cda di Iren e la presidenza di Iren Emilia, una delle controllate dalla multiutility.
Le difficoltà nelle indagini. Secondo il quadro tracciato dagli inquirenti, Vignali e Villani avrebbero cercato in più di una occasione, parlando con esponenti politici nazionali del Pdl, come Gianni Letta, Angelino Alfano e Niccolò Ghedini, di rallentare le indagini della Procura sul Comune. Nel corso delle indagini è spuntato anche il nome di Nadia Macrì, la escort che ha detto di avere avuto rapporti con Silvio Berlusconi. Secondo i pm Vignali, che conosceva la donna, avrebbe fatto il suo nome a Berlusconi per sollecitare un incontro: lo scopo era sempre quello di cercare di rallentare le indagini a suo carico. Il procuratore capo Laguardia ha citato anche le diverse interrogazioni parlamentari e le richieste di ispezioni ai danni della Procura parmigiana avanzate dal senatore Pdl Filippo Berselli.
La giunta Vignali crollò travolta dagli scandali, dagli arresti, dalla protesta dei cittadini e da un buco di bilancio che si rivelò una vera e propria voragine.

