19 set. – E’ arrivato l’avviso di fine indagine per truffa aggravata a Zoia Veronesi, la storica segretaria di Pierluigi Bersani. Secondo l’accusa lavorava a Roma per l’ex segretario Pd a spese della Regione. Rischia il processo anche l’ex capo di gabinetto Bruno Solaroli. A lui è contestato l’abuso d’ufficio, per aver firmato la determina in cui ha nominato Veronesi ‘dirigente professional’ e per averle dato l’incarico di curare i rapporti con le istituzioni centrali e il Parlamento.
Secondo l’accusa dei pm, Veronesi venne distaccata a Roma dalla Regione, di cui era dipendente e rimase nella Capitale poco meno di un anno e mezzo, ma dell’attività svolta per conto della Regione non è stata trovata alcuna traccia. In 22 mesi ricevette 140 mila euro (lordi) di stipendio e 16 mila di rimborsi per le spese di missione.
L’indagine, è partita da un esposto presentato nel 2010 dal deputato di Futuro e Libertà, Enzo Raisi, che aveva segnalato agli inquirenti il fatto che Veronesi, storica segretaria di Bersani, continuasse a essere pagata dalla Regione nonostante stesse a Roma a lavorare per Bersani. Veronesi ora non è più dipendente della Regione ma è stata assunta dal Partito Democratico.
Con l’avviso di fine indagine i difensori dei due accusati potranno conoscere gli atti in base ai quali la Procura non ha accolto le loro giustificazioni.

