Bologna, 3 mar. – Nell’anno del 50° anniversario del rione Pilastro prende il via la sesta stagione del progetto di Laminarie per il teatro DOM la cupola del Pilastro.
Laminarie, compagnia fondata nel 1994, produce spettacoli basati sulla ricerca di linguaggi originali all’interno del teatro contemporaneo, privilegiando i contenuti e valorizzando il lavoro di creazione dell’artista. Si relaziona con altre forme d’arte come l’architettura, la letteratura e il cinema. Si rivolge anche all’infanzia, nell’ambito di festival e rassegne di teatro per bambini.
Il programma di questa nuova stagione si chiama Levare e Battere, rimanda quindi al ritmo e al lavoro, due strumenti primari per il teatro: “Levare come delimitare il campo d’azione per definire gli obiettivi e poi battere cioé insistere sugli obiettivi stessi allo scopo di mettere al centro e valorizzare il lavoro artistico”. Queste le parole di Bruna Gambarelli di Laminarie e direttrice artistica del progetto.
Filo conduttore della rassegna sono gli esiti pubblici di tre residenze artistiche. Il primo vede coinvolta Elena Galeotti (della compagnia Cantharide) con due spettacoli: “Piangere è un artificio” (ispirato liberamente all’opera Erodiade e Salomè) in scena il 2 e il 3 marzo alle 21 e “A mio fratello il regno a me lasciate il canto“, frutto del lavoro di formazione fatto da Galeotti con giovani attori e va in scena la sera del 5 marzo. Il 19 marzo Lara Russo porta in scena coreografie di danza contemporanea intrecciate all’architettura con il suo “RA-ME cercare coraggio, proteggere innocenza“, spettacolo che debutterà in giugno alla Biennale di Venezia. Il 28 e 29 aprile sarà la volta di Ramia Beladel, con il progetto Waiting for Godot while waiting for himself. Si tratta di un’indagine sul tema dei confini. Il linguaggio della giovane artista di Marrakesh è quello delle arti visive, dalla fotografia all’installazione.


