il decreto milleproroghe ha trovato i soldi per salvare i bilanci di giornali di partito, di alcune testate storiche di editoria cooperativa, ma ha salvato anche fogli misconosciuti e senza storia, cooperative editoriali fasulle, finte fondazioni e giornali ed emittenti che fanno capo a movimenti politici inesistenti. Il governo – per dare un “segnale” – ha pensato bene di non colpire i furbetti né di intaccare i contributi destinati ai grandi gruppi editoriali ma di togliere i rimborsi alle radio e alle televisioni che da anni investono nell’informazione ovvero a quelle testate che producono e trasmettono quotidianamente il 15% o il 25% di programmi informativi tra le 7.00 e le 20.00. I contributi riservati alle emittenti espressione di movimenti politici inesistenti – invece – non sono stati toccati: questi soggetti nel 2008 hanno drenato il 55% di tutte le risorse disponibili (sei radio e due tv hanno percepito circa 16 milioni di euro, i restanti 14 milioni sono stati ripartiti fra 1.200 editori locali).
Con il milleproroghe si è voluto colpire il “cuore” del sistema informativo locale e il risultato finale – se non ci sarà un’immediata marcia indietro – sarà scontato: tagli al personale e riduzione della capacità di fare informazione. Eppure le radio locali rappresentano ancora oggi quasi il 40% dell’ascolto radiofonico italiano che – complessivamente – conta oltre 38 milioni di ascoltatori. Una “fortunata” anomalia rispetto al panorama televisivo dove due soli editori – se si escludono le satellitari – concentrano ascolti e mercato pubblicitario.
Popolare Network è una rete di venti radio locali che da anni ha fatto dell’informazione il suo principale investimento: nelle nostre emittenti lavorano un centinaio di dipendenti, in prevalenza giornalisti, oltre a decine di collaboratori, autori e conduttori. Un lavoro quotidiano fondato sull’assoluta indipendenza da padrini e padroni, sempre orientato a dare voce a chi non l’ha. I rimborsi statali alle spese, proprio perché rappresentavano un parziale ma importante aiuto economico, contribuivano a garantire la piena autonomia delle radio di Popolare Network.
Chiediamo a tutti i parlamentari di battersi affinché vengano immediatamente ripristinate le provvidenze per l’editoria che spettano alle radio e alle televisioni d’informazione. Solo dopo – e a parità di condizioni – si potrà discutere del riassetto complessivo del sistema dei contributi e delle provvidenze. In particolare vorremmo che fosse affrontata – una volta per tutte – quella grande anomalia rappresentata dalle radio e televisioni che fanno capo a movimenti politici inesistenti e che ottengono i loro contributi in forza di una norma abrogata tre anni fa ma che continua ad avere effetto grazie al regime “transitorio”. Se bisogna fare dei risparmi nel settore è bene che si cominci da chi non ha titolo a ricevere i contributi, senza colpire quelle imprese che si confrontano con il mercato “reale”.
Aderiscono a Popolare Network:
Radio Popolare di Milano, Radio Popolare Roma, Radio Verona Popolare, Radio Flash Torino, Radio Gold Alessandria, Radio Base Mestre, Radio Fragola Trieste, Radio Tandem Bolzano, Città del Capo Radio Metropolitana Bologna, Radio 106 Reggio Emilia, Controradio Firenze, Radio Wave Arezzo, Contatto Radio Carrara, Radio Città Pescara, Mep Radio Rieti, Radio Popolare Salento, Radio Roccella, Radio Street Messina.


Un commento
Io vi ascolto sempre perché attualmente mi fido poco dei media nazionali. Perdere voi che siete l’ultimo baluardo di questa martoriata …democrazia… per me sarebbe insopportabile.