Bologna, 16 dic. – E’ il passaggio più duro della relazione all’assemblea dei delegati. E il presidente di Legacoop Bologna, Gianpiero Calzolari, lo riserva agli organizzatori delle manifestazioni dei facchini che nei giorni scorsi sono tornati a prendere di mira la cooperazione, equiparata negli striscioni di Si-Cobas e Crash alla mafia. “Noi crediamo di sapere cosa significhi la parola mafia. Per questo ci ribolle il sangue quando vediamo striscioni con scritto Legacoop uguale mafia“, sbotta Calzolari. “Da alcuni mesi- ricorda- alcune cooperative, colpevoli di costituire un amplificatore mediatico, sono oggetto di iniziative, impropriamente definite di lotta sindacale, prive di una plausibile lotta rivendicativa e condotte al di fuori del principio della rappresentanza dei lavoratori. Da mesi chiediamo inutilmente il ripristino delle condizioni di legalità davanti ai nostri cancelli ed ai nostri negozi”. Poi, l’affondo, con parole che lasciano il segno, riferite alla manifestazione dello scorso 23 novembre, quando il corteo organizzato dagli autonomi ha preso di mira le istituzioni e la sede della Cgil.
“Ha rappresentato il momento più drammatico di un disegno politico eversivo che, non per caso, in un momento di forti tensioni sociali, attacca i baluardi della vita e del confronto democratico. Quando le ragioni della protesta sociale prendono i binari che stanno fuori dalle regole di legalità, il campanello d’allarme suona”. E non è un problema solo della Prefettura, della cooperazione o della Cgil, perché “se si saldano frange estreme fra loro distanti, facchini migranti e centri sociali, ma si veda anche il fenomeno dei forconi, in gioco finisce la convivenza civile delle città”. Una situazione sulla quale mantenere alta l’attenzione.

