Lefebvriani a Bologna: “Camere a gas? Scientificamente impossibili..”

La Stefani, settimanale della scuola di giornalismo, ha realizzato un’inchiesta a cura di Francesco Saverio Intorcia e Tommaso Romanin sulla piccola comunità dei “Lefebvriani” di Bologna . Ne emerge un quadro inquietante, non dissimile da quello che si trova frequentando i siti dei cattolici ultratradizionalisti.

“A Bologna la comunità esiste da vent’anni lontano dai clamori.” – si legge nell’articolo – “La compongono ora quasi quaranta persone, con un’età media sorprendentemente giovane: ci sono adolescenti e coppie con figli piccoli. Cristiani nati dopo il Concilio Vaticano II, ma che hanno scelto di vivere la tradizione precedente.” Alcuni di loro si sono avvicinati per combattere il satanismo della musica Rock, altri per la messa in latino e sono anche spiritosi: “Tra la messa moderna e quella preconciliare c’è la stessa differenza che passa fra mia moglie e Sharon Stone” – spiega un distinto signore sulla sessantina – “Da piccolo facevo il chierichetto e il nuovo rito non mi è mai piaciuto.”

Quando però si tocca la vicenda della revoca della scomunica e delle affermazioni negazioniste del vescovo Williamson i toni cambiano: ” “Sono contro l’ecumenismo forzato: non ho accettato di vedere il Papa pregare con i Pellerossa. La Shoah? La verità è che è un argomento che non si può neanche toccare. Quando è stato organizzato un convegno all’Università di Teramo, la comunità ebraica ha sollevato un polverone. Sono sincero: ho amici che sono chimici e mi hanno spiegato che è scientificamente impossibile l’uso delle camere a gas per uccidere. Con un ambiente saturo, una volta aperte le porte sarebbero morte anche le persone nelle vicinanze. Ecco, la questione andrebbe approfondita sul piano storico, senza preconcetti”. “Personalmente ritengo la Shoah un abominio” – obietta un altro signore, occhiali sui baffi canuti – “però mi chiedo come mai l’intervista a Williamson, che è di novembre, venga riproposta proprio adesso che è stata revocata la scomunica. Probabilmente si voleva ostacolare il provvedimento.”

La domanda che corre spontanea è questa: la Curia bolognese ha sempre una parola per tutti e per tutto. Monsignor Vecchi arrivò persino a dichiarare “inopportuna” la bandiera della pace nelle parrocchie durante la guerra in Iraq, nonostante le dure parole di condanna del conflitto da parte del Papa. Sulle affermazioni dei “Lefebvriani” bolognesi, invece, un rigoroso e assordante silenzio.

L’inchiesta completa la trovate qui.

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